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Teheran, hackerate le telecamere del traffico: anche questo ha contribuito all’uccisione di Khamenei?

Teheran, hackerate le telecamere del traffico: anche questo ha contribuito all’uccisione di Khamenei?

Secondo alcune fonti interne all’intelligence di Israele, sarebbe stata una telecamera in particolare a fornire delle informazioni molto utili.

Sentendo qualche amico del comparto intelligence, facendo “un pò di OSINT“, leggendo notizie su vari canali israeliani ed americani, sembrerebbe che Israele abbia hackerato molte telecamere del traffico di Teheran. Così agendo ha reso possibile la trasmissione delle loro immagini a server che si trovano a Tel Aviv.

Quindi, quando le guardie di sicurezza e gli autisti dei funzionari iraniani sono arrivati ​​al lavoro nei pressi di Pasteur Street a Teheran, luogo in cui sabato Ali Khamenei è stato colpito da un attacco aereo israeliano, gli israeliani li stavano già osservando.

Secondo alcune fonti interne all’intelligence di Israele, una telecamera in particolare avrebbe fornito immagini molto utili. Avrebbe infatti consentito di determinare dove le autorità e le proprie guardie di sicurezza parcheggiavano le loro auto private, fornendo a Israele informazioni sulle routines di lavoro nella parte pubblica del compund, sottoposto a severi controlli.

Complessi algoritmi, avrebbero poi aggiunto informazioni ai fascicoli personali delle guardie di sicurezza, quali indirizzi, i loro orari di servizio, i percorsi che facevano per recarsi al lavoro. E, soprattutto, chi erano solitamente incaricati di proteggere. In questo modo, si è costruito quello che gli ufficiali dell’intelligence chiamano un “modello di vita” di ciascuno di loro.

Danneggiate alcune antenne cellulari

Israele, secondo alcuni quotidiani israeliani, è anche riuscito a danneggiare alcune antenne cellulari vicino a Pasteur Street, facendo apparire i telefoni come “occupati” nel momento in cui si provava a chiamarli. In questo modo, la squadra di sicurezza di Khamenei non avrebbe potuto ricevere avvisi dell’imminente attacco.

Si può capire da queste informazioni, se vi fosse una conferma, quanto la campagna di intelligence di Israele sia stata radicata e portata in profondità per anni. Fa accendere anche una luce su di un fatto, secondo me molto allarmante.

Un monito per l’Italia

Mi riferisco alle centinaia di migliaia di telecamere di videosorveglianza di un paio di noti vendor Cinesi, la cui installazione è avvenuta dal 2015 in Italia anche in obiettivi sensibili (Caserme, Prefetture ecc.) a seguito dell’aggiudicazione di una gara Consip sulla videosorveglianza per la P.A.

Gli Israeliani ragionano, in termini di intelligence, a 50/10 anni esattamente come i cinesi. Negli anni cioè, preparano e dispiegano assets che potranno tornare utili non solo nel breve, ma soprattutto nel medio lungo periodo, nel caso di cambiamenti geopolitici repentini, come quelli che stanno accadendo in questi mesi.

In pratica in Italia non ci sarebbe nemmeno bisogno di hackerarle le telecamere. Basterebbe il supporto del vendor al Governo di riferimento. Il quale, tra l’altro partecipa, se pur indirettamente, nel capitale. Se molti di questi vendor hanno ricevuto un “ban” in molti Paesi, in Italia ci dovremmo fare qualche domanda…

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