Secondo un rapporto di OpenAI, soggetti legati alla Cina interferirebbero, nel dibattito interno agli Usa, sui nuovi data centre dedicati all’intelligenza artificiale.
“C’è la Cina dietro una recente campagna di influenza online che mira a orientare l’opinione pubblica americana sull’AI e sulle infrastrutture necessarie al suo sviluppo, come i data center“, accusa OpenAI. Sul tema, la società ha prodotto un rapporto, sostenendo che dei gruppi legati al Governo di Pechino avrebbero impiegato ChatGPT “per creare contenuti di disinformazione per i social media“.
Secondo gli analisti dell’azienda, l’obiettivo della campagna era “alimentare il dibattito politico negli Usa contro la costruzione di nuovi data center per l’AI“. Un tema, quest’ultimo, al centro del confronto geo-economico tra Pechino e Washington.
Nel dettaglio, OpenAI ha individuato due gruppi di utenti “probabilmente originari della Cina” che avrebbero sfruttato l’intelligenza artificiale per produrre post, immagini e commenti. Il tutto, con la successiva pubblicazione da parte di profili falsamente presentati come cittadini americani.
Le principali accuse
“Tra le narrazioni promosse“, sottolinea POLITICO, figuravano accuse diverso tipo. Le principale era che “i nuovi data center farebbero aumentare le bollette elettriche delle famiglie statunitensi“. Presente, inoltre, una critica ai dazi di Donald Trump, descritti come “strumenti per mantenere il predominio tecnologico americano“.
Alcuni prompt utilizzati dagli operatori, però, erano scritti in cinese semplificato e chiedevano esplicitamente di non citare il Presidente Xi Jinping, concentrandosi esclusivamente su Trump. Questo elemento, secondo OpenAI, rafforzerebbe l’ipotesi del coinvolgimento cinese.
Ben Nimmo, il responsabile delle indagini, ha comunque precisato che le campagne non sembrano aver avuto un impatto significativo sull’opinione pubblica americana. Tuttavia, le preoccupazione sulla costruzione e sull’impatto di queste nuove infrastrutture sono ben presenti nella società americana.
Un tema sempre più complesso
Negli ultimi mesi il tema dei data center è diventato particolarmente controverso. In molti Stati americani cittadini e Amministrazioni locali hanno espresso preoccupazioni per l’impatto ambientale delle strutture. Le accuse più comuni sono che questi centri “consumano enormi quantità di energia, di acqua e che mettono sotto pressione le reti elettriche locali“.
Secondo OpenAI, la campagna di disinformazione cinese avrebbe cercato di amplificare proprio queste paure già esistenti nella società americana. Anche il Senatore Repubblicano Dave McCormick ha sostenuto che dietro molte campagne di disinformazione sui data center vi sarebbe la Cina. Posizione, quest’ultima, condivisa da alcuni dirigenti dell’industria tecnologica americana.
Un voto sul blocco a queste infrastrutture
Pochi giorni fa, i cittadini di Monterey Park, città della California nell’area di Los Angeles, hanno votato contro la costruzione di nuovi data center sul territorio comunale.
Come ha riportato The Guardian, per la prima volta negli Usa i residenti hanno ricevuto un invito alle urne per decidere su un divieto permanente alla realizzazione di queste infrastrutture. Il risultato è stato netto, con oltre l’86% dei voti scrutinati che si è espresso a favore del blocco.
Il caso di Kevin O’Leary
Nell’elenco dei diversi casi, POLITICO ha citato quello di Kevin O’Leary, imprenditore impegnato nello sviluppo di un grande progetto di data center per l’intelligenza artificiale nello Utah. O’Leary ha dichiarato di aver osservato una massiccia ondata di contenuti online contro il progetto subito dopo il suo annuncio.
“I post sostenevano falsamente che il centro avrebbe prosciugato il Great Salt Lake e consumato quantità enormi di energia”, ha spiegato. “Abbiamo iniziato ad analizzare indirizzi IP e attività online e abbiamo capito che c’era qualcosa di sospetto”.
Secondo l’imprenditore il confronto sull’infrastruttura per l’intelligenza artificiale rappresenta ormai un nuovo fronte della competizione strategica tra Usa e Cina. “Il Paese che avrà la migliore AI dominerà l’economia del futuro”, ha affermato. “I cinesi lo sanno bene e gli statunitensi non possono permettersi di perdere questa sfida”.
Al netto delle presunte campagne social, comunque, la realizzazione di questi centri resta perciò una chiave nell’ottica del confronto geo-economico. Lo sviluppo globale dell’AI si gioca allora anche sulle preoccupazioni e le narrazioni connesse.
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