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CYBERSEC2026. Momola (Atlantic Technologies): “Modelli AI specializzati per la sovranità digitale europea”

CYBERSEC2026. Momola (Atlantic Technologies): “Modelli AI specializzati per la sovranità digitale europea”

La sfida europea non consiste necessariamente nel replicare i grandi modelli sviluppati dai colossi tecnologici americani. Un approccio alternativo punta invece su modelli più piccoli ma altamente specializzati

La crescente instabilità geopolitica e l’intensificarsi delle minacce informatiche stanno imponendo un ripensamento profondo delle strategie di sicurezza digitale in Europa. “La cybersecurity, oggi più che mai, è diventata un pilastro della sicurezza nazionale e della competitività economica, in un contesto caratterizzato da una vera e propria guerra ibrida, dove attacchi informatici, disinformazione e pressione tecnologica si intrecciano con gli equilibri geopolitici”, ha affermato Fabio Momola, Executive Vice President Gruppo Engineering e CEO Atlantic Technologies, nel suo intervento alla quinta edizione della Conferenza Internazionale “CyberSEC – Cybercrime e Cyberwar: Norme, Geopolitica e Cybersecurity per una Difesa Comune”, promossa e organizzata da Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, in corso a Roma il 4 e 5 marzo 2026 presso la Superiore di Polizia.

Secondo la National Security Strategy degli Stati Uniti, Washington non intende più sostenere da sola il ruolo di garante della sicurezza globale. Questo cambio di paradigma implica che l’Unione europea debba rafforzare la propria autonomia strategica anche sul fronte della difesa digitale.
I segnali di questa emergenza sono già evidenti. Solo nel mese di giugno si sono registrati 13 attacchi consecutivi contro infrastrutture critiche italiane, un dato che conferma la crescente esposizione del Paese e dell’intero continente a minacce informatiche sempre più sofisticate
”, ha proseguito Momola.

Dipendenza tecnologica e gap europeo

In questo scenario, emerge con forza anche il tema della dipendenza tecnologica dell’Europa. “Gran parte delle infrastrutture cloud utilizzate nel continente è infatti dominata da operatori statunitensi, mentre molte delle principali soluzioni di sicurezza informatica provengono da aziende americane o israeliane.
Allo stesso tempo, l’Europa rappresenta il secondo mercato mondiale dell’intelligenza artificiale, con un valore stimato di 55 miliardi di dollari, ma circa l’80% degli investimenti nei modelli di AI è concentrato negli Stati Uniti. Una polarizzazione che evidenzia un gap tecnologico che l’Unione europea è chiamata a colmare se vuole preservare la propria sovranità digitale
”.

L’intelligenza artificiale come frontiera della cybersecurity

Tra le tecnologie chiave per rafforzare la sicurezza informatica, l’intelligenza artificiale occupa una posizione centrale. Tuttavia, ha detto Momola: “la sfida europea non consiste necessariamente nel replicare i grandi modelli sviluppati dai colossi tecnologici americani”.

Un approccio alternativo punta invece su modelli più piccoli ma altamente specializzati, capaci di rispondere alle esigenze specifiche di organizzazioni e settori industriali. In questa prospettiva si afferma il concetto di AI privata, sistemi che restano all’interno delle infrastrutture dell’organizzazione e che consentono di mantenere il pieno controllo sui dati e sui processi.
Il passo successivo è rappresentato dall’orchestrazione intelligente dei modelli, con architetture computazionali più efficienti e sistemi “agentificati” nei quali l’essere umano rimane al centro del processo decisionale, garantendo che le scelte strategiche restino sotto il controllo umano
”.

Un elemento cruciale di queste architetture è inoltre l’osservabilità – ha aggiunto Momola – ovvero la capacità di monitorare in modo continuo i sistemi di AI, assicurando trasparenza, tracciabilità e conformità normativa.
In questo modo, le organizzazioni non si limitano a utilizzare tecnologie esterne, ma accumulano progressivamente conoscenza e proprietà intellettuale, passando da un modello di semplice utilizzo delle piattaforme digitali a uno basato sullo sviluppo di asset tecnologici proprietari
”.

La prospettiva del quantum AI

Guardando al futuro, questi sistemi potrebbero evolvere ulteriormente grazie all’integrazione con tecnologie quantistiche. “L’obiettivo, secondo molti centri di ricerca europei, è evitare quello che viene definito “svantaggio quantico”, ossia il rischio che il continente resti indietro rispetto alle grandi potenze tecnologiche nella prossima rivoluzione computazionale.
Per questo motivo diversi laboratori stanno già lavorando su piattaforme avanzate in grado di integrare AI e capacità quantistiche, con una visione che guarda sia al livello nazionale sia a quello europeo
”, ha affermato Momola.

Investimenti e politica industriale

La crescente pressione della guerra ibrida rende inevitabile un aumento degli investimenti nella cybersicurezza. Non si tratta, però, solo di aumentare le risorse disponibili, ma anche di definire con attenzione come queste vengano impiegate.

Una parte significativa della spesa dovrebbe essere orientata alla produzione tecnologica interna, generando ricadute economiche e industriali sul territorio. Ogni investimento in questo ambito, infatti, contribuisce a creare competenze, filiere industriali e asset tecnologici proprietari, elementi fondamentali per rafforzare la sovranità digitale europea.
L’Italia, in questo contesto, può contare su un ecosistema di aziende altamente specializzate, spesso di piccole dimensioni ma con competenze avanzate. Ciò che manca, secondo molti osservatori, è soprattutto una strategia industriale coordinata
.

Il protocollo Mimit–ACN

In questa direzione, ha sottolineato Momola, “si inserisce il protocollo siglato tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), che mira a rafforzare la sicurezza informatica del sistema produttivo italiano”.

Un accordo che punta in particolare “a migliorare la capacità di difesa cyber del tessuto imprenditoriale, rafforzare la resilienza delle filiere produttive, rendendole più competitive nell’economia digitale, potenziare lo sviluppo delle competenze, aumentando la consapevolezza dei rischi informatici”.

L’obiettivo di questo protocollo, inoltre, è quello di “favorire interventi mirati sui territori, che permettono di “rafforzare le filiere strategiche e le loro supply chain locali nel campo della cybersecurity”.

In un contesto internazionale sempre più instabile, la sicurezza digitale non è più soltanto una questione tecnologica, ma una leva strategica per la sovranità economica e industriale dell’Europa. E la capacità di integrare cybersecurity, intelligenza artificiale e innovazione industriale sarà uno degli elementi chiave per affrontare le sfide dei prossimi anni.

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