La guerra in Iran è un vero laboratorio per le implementazione delle piattaforme AI nelle operazioni offensive.
L’AI è il perno delle offensive militari congiunte di Israele e Usa contro l’Iran, preparate con una serie di attacchi cyber. Il conflitto, hanno sottolineato alcuni analisti, rappresenta “una delle applicazioni più estese della tecnologia nei processi bellici contemporanei“. Tanto che “riflette anni di sperimentazioni del Pentagono e delle forze armate di Tel Aviv“.
Gli strumenti AI sono fondamentali per preparare le operazioni. Aiutano a raccogliere informazioni, scegliere obiettivi, pianificare missioni di bombardamento e valutare i danni dei combattimenti, a velocità prima impossibili. L’intelligenza artificiale supporta i comandi nella gestione delle forniture. Dalle munizioni ai pezzi di ricambio.
L’Iran e in generale l’Asia Occidentale, dunque, sono un laboratorio. L’uso dell’AI nella campagna contro l’Iran, scrive il Wall Street Journal, è il risultato di anni di lavoro da parte del Pentagono e delle lezioni apprese da altre forze armate. L’Ucraina su tutti, con l’aiuto statunitense, fa sempre più affidamento su questi sistemi nella guerra contro la Russia.
Gli obiettivi
Il quotidiano, citando fonti di Washington, ha sottolineato come dall’inizio della campagna militare “sono stati colpiti oltre 3mila obiettivi con droni, bombardieri stealth e caccia avanzati“. Prima però, sono intervenuti gli algoritmi, in un continuo lavoro di processo e analisi dei dati.
Non solo. Prima che i caccia israeliani lanciassero i missili balistici che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei, i servizi segreti israeliani avevano monitorato per anni le telecamere del traffico di Teheran hackerate. In questo modo sono riusciti ad raccogliere le comunicazioni e gli spostamenti degli alti funzionari, affidandosi sempre più all’AI per setacciare una grande mole di intercettazioni.
Tempismo e velocità
Gli attacchi militari iniziano con l’intelligence (raccolta, studio e comparazione delle informazioni). Secondo alcuni ufficiali statunitensi, però, “gli analisti umani possono esaminare al massimo il 4% del materiale di intelligence che viene tipicamente raccolto“. Le rese della tecnologia, per questo, sono senz’altro più efficaci e veloci.
“L’impatto immediato più significativo dell’AI è nell’intelligence“, ha rimarcato Yishai Kohn, responsabile della pianificazione, dell’economia e dell’IT del Ministero della Difesa israeliano. ”Non c’è mai stata la realizzazione di molte potenziali missioni semplicemente perché non c’era il personale necessario per valutare le informazioni fondamentali“.
Le piattaforme che impiegano l’intelligenza artificiale riescono ad individuare rapidamente un numero elevato di obiettivi, con la possibilità di selezionare modelli specifici di aerei o veicoli. Possono anche ascoltare e sintetizzare le conversazioni rilevanti dalle intercettazioni. Tutto questo si traduce in maggiore velocità e precisione, nonché in una razionalizzazione delle risorse.
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