Dopo il confronto tra Tesoro Usa e banche, l’istituto guidato da David Solomon integra il modello di Anthropic per anticipare nuove minacce digitali
Goldman Sachs rafforza le proprie difese cyber puntando sull’intelligenza artificiale. L’istituto ha avviato l’integrazione e i test interni del modello AI Claude Mythos sviluppato da Anthropic, in risposta alle crescenti preoccupazioni delle autorità statunitensi sui rischi legati ai sistemi avanzati.
La decisione arriva a seguito di un incontro urgente convocato dal segretario al Tesoro Scott Bessent e dal presidente della Federal Reserve Jerome Powell, che hanno riunito i vertici delle principali banche americane per discutere l’impatto dell’AI sulla sicurezza del sistema finanziario.
Nel corso del confronto, le autorità hanno invitato gli istituti a rafforzare le proprie capacità di difesa, utilizzando strumenti avanzati per valutare vulnerabilità e scenari emergenti, pur senza indicare minacce specifiche. Un segnale chiaro di come l’attenzione regolatoria sull’AI stia aumentando, soprattutto nei settori critici.
Collaborazione con Anthropic e focus sulla resilienza
Secondo quanto riportato dal Guardian, l’amministratore delegato di Goldman Sachs, David Solomon, ha confermato che la banca sta testando direttamente il modello Mythos, lavorando a stretto contatto con Anthropic e con fornitori specializzati in sicurezza informatica. L’obiettivo è rafforzare la resilienza dei sistemi e migliorare la capacità di individuare e prevenire potenziali attacchi.
La cybersicurezza, ha sottolineato Solomon, rappresenta da tempo una priorità strategica per l’istituto, e l’adozione di strumenti AI avanzati si inserisce in un percorso già avviato di investimento continuo nella protezione delle infrastrutture digitali.
Un modello potente e controverso
Mythos è considerato uno dei modelli AI più avanzati mai sviluppati per la cybersicurezza. Secondo Anthropic, il sistema è in grado di “superare quasi tutti gli esseri umani” nell’individuare e sfruttare vulnerabilità informatiche. Una capacità che lo rende al tempo stesso uno strumento difensivo estremamente efficace e una potenziale arma nelle mani di attori malevoli.
Proprio questo dual use ha spinto l’azienda a limitarne la diffusione, ma la scelta ha sollevato forti critiche. “È profondamente preoccupante che siano le aziende tecnologiche, e non i regolatori, a decidere come gestire questi rischi”, ha dichiarato Yoshua Bengio, tra i pionieri dell’intelligenza artificiale.
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