Accusato dall’Fbi di attacchi su vaccini Covid e sistemi governativi. Respinte le accuse dalla difesa, che parla di persecuzione politica
È stato estradato negli Usa Zewei Xu, ingegnere cinese di 33 anni arrestato a Malpensa il 3 luglio dello scorso anno su mandato americano con accuse legate al cyberspionaggio. La decisione è arrivata dopo il via libera definitivo della Cassazione, che ha respinto il ricorso della difesa contro l’estradizione già autorizzata dalla Corte d’Appello di Milano a gennaio.
Dopo l’ok della magistratura, è arrivato anche quello del ministero della Giustizia. Xu è già atterrato negli Usa, in un passaggio che potrebbe contribuire ad allentare le tensioni tra Roma e Washington sul caso.
Le accuse: hacking e furto di dati sensibili
Secondo l’Fbi, Xu avrebbe fatto parte di un gruppo di hacker attivo nel 2020, coinvolto nel furto di informazioni sensibili relative a vaccini e terapie anti-Covid. Le accuse includono anche attività di spionaggio su politiche del Governo statunitense, la cui conduzione sarebbe avvenuta su mandato delle autorità cinesi.
Il mandato di arresto, emesso dal Distretto meridionale del Texas nel novembre 2023, contesta reati come frode informatica, furto di identità, associazione a delinquere finalizzata alla frode e accesso non autorizzato a sistemi protetti, con pene che possono arrivare fino a 20 anni.
I bersagli: università e infrastrutture critiche
Le indagini indicano che Xu avrebbe preso parte a una campagna di intrusione informatica su larga scala, nota come “Hafnium”, attribuita alla Repubblica popolare cinese.
Tra i target figurano università, immunologi e virologi, in particolare dell’Università del Texas, colpiti fin dall’inizio della pandemia nel 2020. L’obiettivo sarebbe stato l’acquisizione di informazioni scientifiche e di dati strategici.
Secondo l’accusa, verso la fine del 2020 il gruppo avrebbe sfruttato vulnerabilità nel software Microsoft Exchange Server per colpire studi legali e altre organizzazioni, utilizzando tecniche di accesso fraudolento attraverso comunicazioni che simulavano autorizzazioni legittime.
Un caso tra cyber e geopolitica
Gli investigatori fanno riferimento anche a un account email attribuito a Xu, che conterrebbe comunicazioni con altri membri del gruppo riguardo alle operazioni di hacking.
Xu ha sempre respinto le accuse. Secondo quanto ha sostenuto l’imputato, i dati e gli strumenti informatici a lui attribuiti sarebbero rimasti nella disponibilità della società per cui lavorava fino al 2018, lasciando aperta la possibilità del loro utilizzo da parte di terzi negli anni successivi.
La vicenda si inserisce nel più ampio contesto delle tensioni internazionali legate al cyber spionaggio e alla sicurezza delle infrastrutture digitali.
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