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Donazzan (Parlamento Ue-ITRE): “Per uno Space Act europeo efficace servono semplificazione, cooperazione, standard internazionali”

Donazzan (Parlamento Ue-ITRE): “Per uno Space Act europeo efficace servono semplificazione, cooperazione, standard internazionali”

Quando parliamo di politiche spaziali, sia europee sia internazionali, dobbiamo partire da un punto chiave: “oggi lo Spazio richiede una governance integrata”. “Non possiamo più permetterci frammentazioni”, ha dichiarato Elena Donazzan, Vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE), al Parlamento europeo, nel suo speech di chiusura alla 2ª edizione di Space&Underwater, la Conferenza internazionale promossa dalla testata Cybersecurity Italia.

Un fatto che secondo Donazzan è emerso in modo molto evidente la scorsa settimana, durante l’incontro ministeriale dell’ESA a Brema, un appuntamento davvero decisivo: “Lì si è compiuto un passo fondamentale: è stato approvato un aumento significativo del budget dell’Agenzia e sono state presentate nuove iniziative strategiche, tra cui anche l’ambiziosa prospettiva di riportare l’uomo sulla Luna.
Ma soprattutto è diventato chiaro quale direzione voglia prendere l’Europa nel settore spaziale, quali missioni intenda portare avanti e con quali strumenti.
Oggi al Parlamento europeo siamo nel pieno della discussione su questo tema. Lei mi chiede a che punto siamo: avrei dovuto presentare proprio in queste ore la prima stesura del testo, perché sono relatrice per il mio gruppo politico, i Conservatori, e questo è uno degli atti più importanti dell’intero mandato. Ma il punto non è tanto quando lo scriveremo, quanto come lo scriveremo
”.

Il nuovo regolamento che stiamo preparando deve rispondere a tre pilastri – ha precisato Donazzan – sicurezza, resilienza e sostenibilità. Su questa base affronteremo anche il dialogo sul Quadro Finanziario Pluriennale, il bilancio dell’Unione, che inevitabilmente ha ricadute importanti sulle politiche spaziali. Insomma, siamo in una fase cruciale: dobbiamo decidere come l’Europa vuole stare nello spazio nei prossimi anni. E questa scelta non riguarda solo la tecnologia: riguarda la competitività dell’Unione, la sua autonomia strategica e il suo ruolo nel mondo”.

Poi Donazzan ha sottolineato l’aspetto nuovo e centrale della “sicurezza spaziale”, introdotta dalla stessa Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con il suo secondo mandato.

Lo spazio non è più solo innovazione tecnologica; è strategia, difesa, protezione delle infrastrutture critiche. E la politica europea non può più ignorarlo. Entrando nello specifico dello Space Act, parliamo di un regolamento centrale, molto richiesto e molto atteso. Già nella scorsa legislatura si era intravisto un primo passo, ma il testo che oggi abbiamo davanti mostra chiaramente un problema: sembra il risultato di troppe mani, di una stratificazione complessa, e questa complessità è diventata uno dei suoi punti deboli.
Per la prima volta però l’Europa sta cercando di darsi regole che aumentino sicurezza, resilienza e sostenibilità delle attività spaziali, con un obiettivo ambizioso: creare un mercato unico europeo dello spazio.
La Commissione propone, ma i veri co-legislatori sono Parlamento e Consiglio. E proprio qui nasce la difficoltà: nelle ultime ore, dopo l’incontro di Brema, è emersa una forte criticità da parte del Consiglio e di alcuni Stati membri molto influenti
”.

E in rapporto all’idea di un mercato unico europeo dello Spazio, per Donazzan, “se l’Europa vuole davvero trasformare le proprie ambizioni spaziali in realtà, allora deve ascoltare gli Stati membri e tutti gli attori coinvolti. Perché lo spazio — e lo Space Act — non hanno confini: coinvolgono industria, ricerca, sicurezza, ambiente, telecomunicazioni, difesa. È un ecosistema enorme”.

Donazzan, però, parla anche di altre tre fattori chiave per il futuro spaziale dell’Unione.
Il primo elemento è la semplificazione: “È un termine che sentiamo sempre, ma qui è davvero indispensabile. In questi anni l’Europa si è spesso contraddistinta per una regolamentazione eccessiva che, in alcuni casi, ha persino frenato la competitività e messo in difficoltà interi settori”. Il secondo è l’apertura internazionale: “Non dobbiamo chiuderci. Servono collaborazioni con Paesi terzi, con partner like-minded. Vale anche per la Difesa, serve più cooperazione e collaborazione internazionale in questi ambiti così strategici”.

Il terzo pilastro riguarda gli standard internazionali: “L’orbita è sempre più affollata, e lo spazio — al contrario del mare, del sottosuolo — non ha confini. Proprio ieri ho ospitato al Parlamento europeo un incontro di altissimo livello, promosso dal Politecnico di Torino, dove si è parlato di traffico spaziale, impatto ambientale, condivisione dei dati e gestione dei debris, i detriti orbitali. Temi cruciali: come regoliamo il traffico? Quante informazioni devono essere condivise? Come possiamo utilizzare nuove tecnologie, magari finanziate con fondi europei, per ridurre l’impatto ambientale e gestire i rottami?”.

Donazzan, poi, ha detto che “l’Europa non può continuare ad autoregolamentarsi mentre il resto del mondo non lo fa”, quasi suggerendo che si può anche procedere con poche regole, ma buone.
Ovviamente non è possibile, lei stessa lo conferma, “lo Space Act è necessario”, ma è chiaro che “se saremo gli unici a imporci regole rigide, rischiamo di penalizzare noi stessi: penalizzeremo la nostra industria, le nostre politiche pubbliche, la nostra capacità di competere”.

Servono regole, sì, quindi, “ma regole condivisibili, realistiche, che non mettano in difficoltà il nostro sistema produttivo”. Ecco perché dobbiamo costruire strumenti che permettano a tutte le imprese — grandi, medie, piccole — di essere protagoniste. Solo così l’Europa potrà competere davvero nello spazio.

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