Oltre i confronti geopolitici, la corsa all’AI sta diventando uno dei principali fattori per gli equilibri strategici del XXI secolo.
La sfida per la supremazia nell’AI tra Usa e Cina si corre in tempi molto ristretti. Secondo diversi esperti Washington avrebbe ancora una posizione di vantaggio ma Pechino sta investendo costantemente per limitare il divario tecnologico.
Al contempo, gli ultimi modelli di AI, come Claude Mythos di Anthropic e GPT-5.5-Cyber di OpenAI, stanno evolvendo più rapidamente della capacità dei Governi di regolamentarne l’utilizzo. Negli Usa, in particolare, il dibattito tra la regolamentazione e la libertà delle aziende è all’ordine del giorno.
Questi sistemi avrebbero dimostrato capacità eccezionali nell’identificare vulnerabilità software, analizzare infrastrutture informatiche e persino simulare attacchi informatici complessi. Tutte “competenze che potrebbero essere sfruttate sia per la difesa sia per operazioni offensive nel cyberspazio“.
Secondo alcune stime citate dagli esperti, sottolinea POLITICO, gli Usa avrebbero al massimo tra sei e dodici mesi prima che Pechino possa ottenere accesso a tecnologie equivalenti. Oppure, prima che possa sviluppare autonomamente modelli comparabili, potenzialmente utilizzabili come vere e proprie armi informatiche.
La nuova corsa alle difese digitali
Negli ultimi mesi aziende tecnologiche, agenzie governative, autorità regolatorie e Governi occidentali hanno richiesto l’accesso ai nuovi modelli per rafforzare le proprie infrastrutture informatiche. L’obiettivo è quello di “utilizzare l’AI per individuare e correggere vulnerabilità prima che lo facciano criminali informatici o attori statali ostili“.
Mythos, però, per esempio – e solo recentemente – ha concesso e a poche realtà selezionate. Ciascun accesso, però, resta subordinato al rispetto di specifici requisiti di sicurezza.

L’obiettivo è permettere alla comunità internazionale della sicurezza informatica di correggere il maggior numero possibile di vulnerabilità prima che strumenti analoghi finiscano nelle mani dei cyber criminali.
La Cina accelera
Nel frattempo, la Cina continua a investire massicciamente nel settore. L’integrazione dell’intelligenza artificiale è stata inserita tra le priorità del piano quinquennale nazionale per rafforzare la posizione scientifica e tecnologica del Paese.
Aziende come DeepSeek starebbero raccogliendo miliardi di dollari per finanziare ricerca avanzata e competere direttamente con i principali laboratori statunitensi. Pechino starebbe inoltre approfondendo la cooperazione con la Russia nel campo dell’AI e della cybersicurezza, un’evoluzione che preoccupa numerosi analisti strategici occidentali.
Una nuova era della competizione tecnologica
Al di là delle rivalità geopolitiche, la corsa all’AI sta diventando uno dei principali fattori che determineranno gli equilibri strategici del XXI secolo.
La questione, rimarca sempre POLITICO, non riguarda soltanto chi possiederà i modelli più avanzati. Riguarderà infatti anche chi saprà controllarne gli effetti, proteggerne l’utilizzo e impedire che capacità sempre più potenti vengano trasformate in strumenti di destabilizzazione.
L’arrivo di questa nuova generazione di AI appare ormai inevitabile. “La vera sfida sarà decidere come utilizzarla prima che siano altri a farlo“.
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