L’ultimo anno per il Governo di Londra è stato particolarmente impegnativo.
“Nell’ultimo anno le infrastrutture nazionali critiche dell’Uk sono state colpite da oltre 200 incidenti informatici, il 75% dei quali aveva un legame con degli attori affiliati a Paesi ostili“. Il 2028 potrebbe rappresentare un punto di svolta, quando i rischi legati all’utilizzo offensivo dell’AI diventeranno pienamente concreti.
Secondo Richard Horne, vertice del National Cyber Security Centre (NCSC), Paesi come Russia, Cina e Iran stanno prendendo sempre più di mira i sistemi alla base dei servizi essenziali inglesi. Tra gli esempi di infrastrutture nazionali critiche figurano la deterrenza nucleare britannica, le centrali elettriche, gli ospedali e gli aeroporti.
“Una sfida continua con avversari capaci” per Horne, sottolinea il Guardian, che “non si limita a uno spazio ristretto“. L’NCSC, parte dell’agenzia di intelligence GCHQ, definisce un incidente informatico come un “tentativo di danneggiare, interrompere o ottenere accesso non autorizzato a sistemi informatici, reti o dispositivi“.
Le difese partono dai fondamentali
Se, da una parte, le attenzioni degli esperti sono sempre più rivolte ai nuovi modelli di AI generativa, Horne ha ribadito che il pilastro per aziende e istituzioni deve restare la cybersicurezza di base. Prioritari sono infatti “aggiornamenti tempestivi, autenticazione robusta e capacità di ripristinare rapidamente i servizi dopo un attacco“.
Anche in Uk si sta dibattendo sui limiti e gli sviluppi degli ultimi modelli di intelligenza artificiale. Alcuni esperti hanno a più riprese sottolineato che strumenti di questo tipo possano aumentare il rischio di attacchi informatici automatizzati e più sofisticati.
Tuttavia, altri hanno invitato alla prudenza. La maggior parte delle violazioni informatiche continua infatti a derivare da problemi ben noti. E non soltanto password deboli. Tra questi, infatti, si segnalano anche errori di configurazione e vulnerabilità già conosciute ma mai corrette.
Una minaccia che riguarda tutti
Per Horne la sfida cyber non coinvolge soltanto i responsabili della sicurezza informatica o le grandi aziende, ma interessa ogni livello della società. Questa la sua analisi sul tema: “La minaccia cyber riguarda tutti: dalle sale dei consigli di amministrazione agli help desk informatici, fino ai divani delle nostre case“.
Sempre secondo il direttore del NCSC, solo una presa di coscienza collettiva consentirà di affrontare con successo la nuova fase della competizione digitale. In tali termini: “Se comprenderemo l’urgenza della situazione e crederemo di poter competere con qualsiasi avversario, allora potremo prevalere“.
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