Nel dibattito sulla sicurezza digitale, l’attenzione si concentra spesso su hacker, malware e attacchi informatici. Gli sviluppi più recenti suggeriscono tuttavia che questa prospettiva sia ormai insufficiente.
Nel 2026, gli attacchi che hanno coinvolto infrastrutture cloud negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrain, insieme alle crescenti tensioni che hanno interessato le principali rotte dei cavi sottomarini nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, hanno evidenziato una realtà sempre più chiara: il cyberspazio non è soltanto una dimensione virtuale, ma un insieme di infrastrutture fisiche strategiche.
Per anni la guerra digitale è stata associata principalmente ad attacchi contro reti e sistemi informatici. L’evoluzione dei conflitti verso forme sempre più ibride sta però spostando l’attenzione verso le infrastrutture che rendono possibile il cyberspazio stesso. Data center, cavi sottomarini, reti energetiche e infrastrutture cloud stanno assumendo un’importanza strategica sempre più simile a quella che nel secolo scorso avevano porti, ferrovie, oleodotti e corridoi logistici.
L’ascesa dell’intelligenza artificiale accelera ulteriormente questa dinamica. I modelli più avanzati richiedono enormi quantità di energia, capacità computazionale e infrastrutture di archiviazione. Secondo l’International Energy Agency, la domanda di elettricità legata ai data center è destinata a crescere significativamente nei prossimi anni, trainata soprattutto dalla diffusione dell’intelligenza artificiale. Il controllo delle infrastrutture digitali diventa quindi una componente sempre più rilevante del potere economico e strategico.
I data center come infrastrutture strategiche
La regione del Golfo rappresenta oggi uno degli snodi più rilevanti per lo sviluppo delle infrastrutture digitali tra Europa, Asia e Africa. Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrain hanno investito significativamente nella costruzione di data center destinati a ospitare servizi cloud, piattaforme finanziarie, applicazioni governative e sistemi basati sull’intelligenza artificiale.
I data center non rappresentano più semplicemente strutture tecniche dedicate all’archiviazione e all’elaborazione dei dati, ma nodi essenziali per il funzionamento dell’economia digitale. La crescente attenzione verso la loro sicurezza dimostra come la protezione delle infrastrutture digitali non possa più essere considerata una questione esclusivamente informatica.
Gli attacchi degli ultimi mesi hanno mostrato come infrastrutture considerate fino a pochi anni fa esclusivamente economiche possano essere percepite come asset strategici e target militari all’interno di un contesto di competizione geopolitica e conflitto. Pertanto, la sicurezza dei data center riguarda ormai la resilienza di interi ecosistemi digitali.
I cavi sottomarini: il sistema circolatorio dell’economia digitale
Se i data center rappresentano il cuore dell’economia digitale, i cavi sottomarini ne costituiscono il sistema circolatorio.
Secondo le stime più comunemente utilizzate da istituzioni e organismi internazionali, oltre il 95% delle comunicazioni intercontinentali e la quasi totalità del traffico internet internazionale transitano attraverso cavi sottomarini. Comunicazioni governative, transazioni finanziarie, servizi cloud e applicazioni di intelligenza artificiale dipendono quotidianamente da queste infrastrutture.
Negli ultimi anni è emersa con maggiore chiarezza la vulnerabilità di tali collegamenti. Per lungo tempo considerati infrastrutture tecniche relativamente invisibili, i cavi sottomarini sono oggi sempre più riconosciuti come asset critici, la cui interruzione può produrre effetti economici, politici e strategici dirompenti e ben oltre l’area interessata.
L’importanza dello Stretto di Hormuz
Particolare attenzione è rivolta ai cosiddetti chokepoint, ovvero ai punti di strozzatura della connettività globale. Tra questi, lo Stretto di Hormuz occupa una posizione di crescente rilievo. Tradizionalmente associato ai flussi energetici mondiali, rappresenta anche un passaggio strategico per le infrastrutture digitali che collegano il Golfo ai mercati internazionali.
In questo contesto, ha suscitato interesse il piano dell’Iran di introdurre una forma di pedaggio, imponendo tariffe di accesso ai cavi sottomarini che attraversano lo Stretto di Hormuz. Al di là della sua concreta fattibilità, tale misura è indicativa di una trasformazione più ampia: le infrastrutture della connettività globale non sono più percepite soltanto come supporto tecnico dell’economia digitale, ma come strumenti di influenza economica e politica. Se per decenni il controllo dei principali corridoi energetici è stato considerato una leva geopolitica fondamentale, oggi una logica analoga tende progressivamente a estendersi anche alle infrastrutture attraverso cui transitano dati, comunicazioni e servizi digitali.
Questa evoluzione è evidente anche nelle iniziative promosse dall’Unione Europea. Nel 2025, la Commissione e l’Alto Rappresentante hanno presentato un pacchetto di misure volto a rafforzare la prevenzione, il monitoraggio e la capacità di risposta rispetto alle minacce che interessano i cavi sottomarini, riconoscendoli come infrastrutture critiche per la sicurezza e la competitività dell’Unione.
A questa iniziativa si è aggiunta la recente decisione della Commissione di mobilitare 200 milioni di euro per nuovi progetti dedicati ai cavi sottomarini e alle infrastrutture digitali strategiche, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza, la sicurezza e l’autonomia delle reti europee.
Infrastrutture digitali, guerre ibride e cloud non neutrale
Data center, cavi sottomarini e altre infrastrutture digitali hanno acquisito un ruolo centrale nella sicurezza nazionale, soprattutto alla luce dell’ibridizzazione dei conflitti contemporanei. In questo contesto, gli attacchi fisici e digitali alle infrastrutture critiche diventano strumenti efficaci per produrre effetti politici, economici e sociali significativi. La distinzione tra dimensione militare, economica e tecnologica tende quindi a sfumare, rendendo infrastrutture digitali e sicurezza nazionale sempre più interdipendenti.
In questo contesto, la neutralità del cloud, per oltre un decennio considerata un dato di fatto, inizia a mostrare forti limiti. Il cloud si regge infatti su infrastrutture fisiche – data center, reti energetiche e collegamenti internazionali – altamente concentrate nelle mani di pochi grandi operatori, spesso riconducibili a specifici contesti nazionali. Questa concentrazione, combinata con la crescente esposizione dei data center a minacce fisiche e cyber, evidenzia come il cloud non possa più essere considerato una piattaforma neutrale e indipendente dalle dinamiche geopolitiche. La crescente domanda di potenza di calcolo, spinta dall’intelligenza artificiale, ne accresce ulteriormente il valore strategico, trasformando il cloud in un’infrastruttura critica che riflette e, sempre più spesso, contribuisce a determinare rapporti di forza economici, tecnologici e geopolitici.
Il ruolo dell’Italia: dal Mediterraneo alla sovranità digitale europea
Per l’Italia queste dinamiche assumono una rilevanza particolare. La crescente centralità delle infrastrutture digitali coincide infatti con una fase di riscoperta strategica del Mediterraneo come corridoio fondamentale per la circolazione globale dei dati.
Numerosi cavi sottomarini internazionali approdano sulle coste italiane, in particolare in Sicilia, trasformando il Paese in uno snodo sempre più rilevante per la connettività tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia. In questa prospettiva, il Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti ha sottolineato il ruolo dell’Italia quale punto di connessione tra Europa, Africa e Medio Oriente, evidenziando il potenziale strategico della sua posizione geografica nel nuovo contesto digitale.
Questa centralità geografica si riflette sempre più anche sul piano infrastrutturale. Negli ultimi anni l’Italia ha registrato una crescita significativa degli investimenti nel settore dei data center, consolidando il proprio ruolo quale piattaforma di interconnessione e gestione dei dati a livello europeo. Milano si è affermata come principale hub nazionale e uno dei poli emergenti del continente, mentre nuovi investimenti continuano ad alimentare lo sviluppo di capacità digitali strategiche sul territorio nazionale. In occasione della presentazione di un nuovo progetto di investimento nel settore, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha richiamato l’importanza delle infrastrutture digitali per la competitività e la sicurezza economica del Paese.
Il dibattito europeo sull’autonomia strategica
Questa evoluzione si inserisce nel più ampio dibattito europeo sull’autonomia strategica e sulla resilienza delle infrastrutture critiche. Negli ultimi anni l’Unione europea ha progressivamente collegato la sicurezza delle reti digitali, la capacità di elaborazione dei dati e la disponibilità di infrastrutture tecnologiche alla competitività economica e alla sicurezza del continente. In tale contesto si colloca il recente Tech Sovereignty Package della Commissione europea, che mira a rafforzare l’autonomia digitale europea e a ridurre le vulnerabilità strategiche nei settori tecnologici più sensibili.
L’Italia si sta progressivamente collocando all’interno di questa strategia. Da questa prospettiva possono essere letti il rafforzamento dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, la realizzazione del Polo Strategico Nazionale e le iniziative volte a sviluppare capacità nazionali nel cloud, nella protezione dei dati e nella sicurezza delle infrastrutture critiche.
La crescente attenzione verso queste infrastrutture emerge anche nel settore della difesa. La nuova Strategia Digitale della Difesa 2026-2030 individua nella trasformazione digitale uno dei principali fattori abilitanti dello strumento militare del futuro. Il documento attribuisce un ruolo centrale alla valorizzazione del dato come risorsa strategica, allo sviluppo di infrastrutture cloud sicure, all’impiego dell’intelligenza artificiale e al rafforzamento della resilienza delle reti e dei sistemi digitali. La strategia riflette una consapevolezza sempre più diffusa: la capacità di raccogliere, elaborare e proteggere informazioni dipende oggi da infrastrutture fisiche e digitali sempre più complesse e interconnesse. In questo senso, la trasformazione digitale della Difesa rappresenta un’ulteriore conferma di come il controllo e la resilienza delle infrastrutture tecnologiche stiano assumendo una rilevanza crescente per la sicurezza nazionale.
Dalle infrastrutture digitali alle nuove geografie del potere
Gli sviluppi osservati nel 2026 hanno contribuito ad accelerare una trasformazione già in corso: il cyberspazio, per lungo tempo percepito come una dimensione prevalentemente immateriale, rivela sempre più chiaramente la propria natura fisica. Data center, cavi sottomarini, infrastrutture cloud e capacità computazionale stanno assumendo una rilevanza strategica paragonabile a quella che, in altre epoche, avevano porti, oleodotti, reti ferroviarie o corridoi energetici.

In questo contesto, la competizione per il controllo dei dati si intreccia sempre più con quella per il controllo delle infrastrutture che ne consentono la raccolta, l’elaborazione, l’archiviazione e la trasmissione. La protezione delle infrastrutture digitali non può quindi essere considerata esclusivamente una questione tecnica: essa investe la politica industriale, la sicurezza economica, la resilienza delle catene del valore e, sempre più, la sicurezza nazionale.
Non sorprende che l’Unione europea stia progressivamente collocando tali infrastrutture al centro delle proprie strategie di autonomia digitale e sovranità tecnologica. Per Paesi come l’Italia, situati al crocevia delle principali rotte della connettività tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia, questa trasformazione rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità strategica.
Se nel passato il controllo dei mari costituiva il fondamento delle grandi talassocrazie, oggi il controllo delle infrastrutture attraverso cui transitano dati, servizi digitali e capacità computazionale contribuisce sempre più a definire gli equilibri di potere internazionali. Comprendere la materializzazione del cyberspazio significa quindi comprendere come stiano cambiando le infrastrutture, le dipendenze e, in ultima analisi, le geografie del potere contemporaneo.
Seguici anche sul nostro canale WhatsAppVai al sito di Cybersecurity Italia.
L'articolo La materializzazione del cyberspazio: data center, cavi sottomarini e nuove geografie del potere sembra essere il primo su CyberSecurity Italia.
📖 Leggi l'articolo completo originale:
https://www.cybersecitalia.it/la-materializzazione-del-cyberspazio-data-center-cavi-sottomarini-e-nuove-geografie-del-potere/66320/ →

