Cybersecurity

Fairlife riprende la produzione negli Usa dopo l’attacco ransomware rivendicato da Anubis

Immagine editoriale di una linea produttiva lattiero-casearia con indicatori di ripristino operativo e sicurezza informatica

Coca-Cola ha comunicato il 27 luglio 2026 di aver ripreso la maggior parte della produzione di Fairlife negli Stati Uniti, dopo l’attacco ransomware che a metà luglio aveva costretto la controllata lattiero-casearia a fermare temporaneamente le attività in quattro impianti. Il ripristino operativo riduce l’impatto immediato sulla disponibilità dei prodotti, ma l’incidente resta significativo per le implicazioni su continuità industriale e protezione dei dati.

Dal blocco produttivo al riavvio parziale

La compromissione era stata resa nota il 16 luglio, quando Coca-Cola aveva spiegato che un soggetto non autorizzato aveva ottenuto accesso ad alcuni sistemi tecnologici di Fairlife. Nella comunicazione più recente l’azienda ha riferito di aver compiuto “progressi significativi” nel ripristino dei servizi e di aver riavviato la maggior parte della produzione. Secondo le informazioni diffuse, la qualità e la sicurezza del prodotto non sarebbero state compromesse e le scorte disponibili avrebbero limitato gli effetti sulla distribuzione.

Le rivendicazioni del gruppo Anubis

Nel frattempo il gruppo ransomware Anubis ha rivendicato l’attacco e sostenuto di aver sottratto circa un terabyte di dati. Testate specializzate statunitensi hanno riferito che Coca-Cola ha confermato anche l’accesso non autorizzato a una parte delle informazioni aziendali, pur senza indicare al momento la natura esatta dei dati coinvolti. L’episodio rientra nel modello di doppia estorsione ormai diffuso, in cui il blocco operativo viene accompagnato dalla minaccia di pubblicazione dei dati sottratti.

Un caso rilevante per la resilienza industriale

Il caso Fairlife mostra come un attacco cyber possa tradursi rapidamente in una criticità operativa per realtà manifatturiere e alimentari. Anche quando la ripresa avviene in tempi relativamente rapidi, l’azienda deve gestire contemporaneamente continuità della produzione, comunicazioni verso il mercato, verifica dell’esfiltrazione e contenimento dell’esposizione reputazionale. Per il settore, l’incidente conferma che la resilienza cyber delle controllate industriali è ormai un fattore diretto di stabilità della supply chain.