Un caso che potrebbe creare precedenti
La parlamentare britannica Jess Asato, membro del Partito Laburista, ha presentato un ricorso all'Alta Corte di Londra contro xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk. L'obiettivo è ottenere un ordine giudiziario che impedisca a Grok, il chatbot di xAI, di generare immagini manipolate e intime che ritraggono la deputata senza il suo consenso.
Le accuse contro il sistema di AI
Nella sua denuncia, Asato ha rimarcato che "la progettazione e l'addestramento del chatbot sono avvenuti in modo tale da consentire la generazione di contenuti sessualizzati lesivi della privacy". Secondo i legali della parlamentare, questo caso rappresenterebbe il primo in cui le norme sulla privacy e sulla protezione dei dati vengono applicate in questo modo nei confronti di uno sviluppatore di AI.
I prompt di sistema sotto esame
Uno degli aspetti centrali del ricorso riguarda i prompt di sistema utilizzati per guidare il comportamento di Grok. Secondo la documentazione presentata in tribunale, Grok riceverebbe istruzioni che "gli impediscono di assistere utenti impegnati in attività chiaramente criminali", tuttavia il sistema sarebbe stato configurato senza particolari restrizioni riguardo ai contenuti sessuali destinati agli adulti. Tra le istruzioni citate compare anche un passaggio secondo cui non esisterebbero limitazioni ai contenuti sessuali immaginari tra adulti, anche quando caratterizzati da temi oscuri o violenti.
Le richieste alla Corte
Asato ha chiesto all'Alta Corte di imporre a xAI misure tecniche efficaci e permanenti affinché Grok non possa più generare immagini manipolate che la riguardino. L'esponente Laburista accusa xAI di "uso illecito di informazioni private, violazione della normativa sulla protezione dei dati personali" oltre a problematiche legate alla progettazione e all'addestramento del modello.
Il contesto di crescente scrutinio
La vicenda si inserisce in un contesto di crescente attenzione internazionale verso Grok. A gennaio xAI aveva annunciato nuove limitazioni all'editing delle immagini, ma verifiche successive hanno mostrato che il chatbot continuava a produrre immagini personali, indipendentemente dal consenso. Le autorità di protezione dati di Londra avevano già espresso timori nei confronti della società di Musk. Questo caso potrebbe rappresentare un passaggio significativo nella definizione delle responsabilità legali degli sviluppatori di AI.