Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso un parere sui decreti legislativi italiani collegati all'attuazione dell'AI Act, chiedendo modifiche e chiarimenti su alcuni passaggi che riguardano l'uso dell'intelligenza artificiale in ambiti sensibili. Tra i punti richiamati compaiono in particolare la formazione e le attività di polizia, due contesti in cui il trattamento dei dati e l'impatto sui diritti fondamentali richiedono cautele rafforzate.
Il quadro normativo in evoluzione
Il tema si inserisce nel percorso con cui l'Italia sta adattando il proprio ordinamento al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. Nelle ultime settimane il dibattito si è concentrato sui decreti attuativi nazionali, mentre a livello europeo il dossier AI Act continua a essere accompagnato da interventi correttivi e di coordinamento. In questo contesto il ruolo del Garante resta centrale per i profili che toccano privacy, proporzionalità e garanzie per gli interessati.
I rilievi del Garante
Dalle informazioni emerse dai documenti ufficiali dell'Autorità , il parere richiama l'esigenza di delimitare meglio finalità , basi giuridiche e misure di protezione quando i sistemi di IA vengono impiegati dalla pubblica amministrazione o in attività con possibili effetti su cittadini e lavoratori. Un'attenzione specifica riguarda l'uso di strumenti intelligenti nei percorsi formativi e nelle funzioni di law enforcement, ambiti in cui trasparenza, supervisione umana e minimizzazione dei dati sono considerati elementi essenziali.
Perché la notizia conta
Il parere non blocca il percorso dei decreti, ma segnala che l'attuazione italiana dell'AI Act dovrà misurarsi con un equilibrio delicato: promuovere l'adozione dell'IA senza indebolire le tutele previste dal GDPR e dal quadro europeo sui diritti fondamentali. Per imprese, enti pubblici e fornitori di tecnologie il messaggio è chiaro: conformità normativa, governance dei dati e accountability restano requisiti sostanziali, non soltanto formali.