Uniamo tutti i punti della vicenda sul decreto legislativo, in discussione nelle Commissioni parlamentari competenti, con il quale il Governo punta ad adeguare la normativa italiana all’AI ACT, consentendo l’uso dell’AI per le attività di Polizia: l’opposizione, il Garante Privacy e Bruxelles bocciano l’identificazione biometrica in tempo reale per tutti i soggetti presenti luoghi pubblici o aperti al pubblico per “le finalità di prevenzione” e “con conservazione dei dati per 7 giorni e poi cancellati”. Palazzo Chigi costretta ad intervenire: “Su riconoscimento facciale con l’AI rispetteremo norme Ue”.
C’è stato prima l’alt del Garante Privacy, poi la discussione nelle Commissioni parlamentari competenti, con i rilievi del PD – apprezzati dal viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto – poi la decisione di Governo e maggioranza di far rinviare il voto nella Commissione Politiche europee; e per concludere il monito del portavoce della Commissione europea: “Il riconoscimento facciale negli spazi accessibili al pubblico è una pratica vietata dall’AI Act”.
E la cronaca di questi momenti salienti sulla discussione in Parlamento del decreto legislativo del Governo per consentire l’uso dell’AI per le attività di Polizia si conclude con la nota di Palazzo Chigi: “Sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorità giudiziaria“.

Perché si è acceso questo forte dibattito sul decreto legislativo del Governo che prevede l’AI per il riconoscimento facciale della Polizia?
Perché nell’articolo 8 si introduce l’utilizzo dei “sistemi di intelligenza artificiale per l’identificazione biometrica remota in tempo reale per finalità di prevenzione, nonché di ricerca delle persone scomparse e delle vittime di specifici reati” in luoghi pubblici o aperti al pubblico da parte degli organi, uffici e comandi delle Forze di Polizia.
Il Garante Privacy, nel suo parere, ha bocciato questa norma, pur ritenendo il decreto complessivamente coerente con l’AI Act.
Secondo l’Autorità per la protezione dei dati personali “l’AI Act legittima l’uso del riconoscimento facciale, ma solo a posteriori esclusivamente per ricerche mirate ex post di persone sospettate o condannate per aver commesso un reato”.
Per cui, secondo il Garante Privacy, “l’elaborazione dei dati biometrici non dovrebbe avvenire automaticamente e indiscriminatamente al momento della ripresa video da parte dei sistemi di videosorveglianza, ma solo sulle tracce registrate, in ragione di una specifica esigenza operativa”.
Per sintetizzare, secondo il Garante, la norma per come è stata scritta dal Governo, “rischia di legittimare una raccolta massiva e preventiva di dati biometrici, non proporzionata e potenzialmente in contrasto l’AI Act” in stadi, concerti, manifestazioni, stazioni, grandi eventi, aree urbane.
Lo stesso principio è stato ribadito anche dal portavoce della Commissione Europea.
In attesa della riformulazione del testo
Così, ora – dopo il rinvio del voto in Commissione e le rassicurazioni di Palazzo Chigi – si attende una riformulazione del parere da parte del relatore sulla misura presentata dal Governo, nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini.
Come chiede la stessa associazione nazionale dei funzionari di Polizia: “l’evoluzione delle minacce alla sicurezza impongono un costante adeguamento degli strumenti investigativi e di prevenzione a disposizione delle Forze di Polizia“.

L’Associazione nazionale dei funzionari di Polizia: “Sì alle nuove tecnologie contro terrorismo e criminalità organizzata, ma nel rispetto della Carta Costituzionale e del Regolamento UE”
“Terrorismo, criminalità organizzata, violenza diffusa e gravi fenomeni di criminalità sfruttano ormai tecnologie sempre più sofisticate, ha sottolineato Enzo Letizia, segretario dell’associazione. Lo Stato non può essere costretto ad affrontare queste sfide con strumenti appartenenti al passato. L’impiego di sistemi di identificazione biometrica e di analisi delle immagini mediante intelligenza artificiale può rappresentare un importante supporto all’attività di prevenzione e di polizia giudiziaria, contribuendo a individuare soggetti pericolosi, ricostruire eventi delittuosi e rafforzare la tutela della collettività. L’innovazione tecnologica, tuttavia, deve sempre accompagnarsi a regole chiare e rigorose”.
Per l’associazione nazionale dei funzionari di Polizia “sono imprescindibili il rispetto della Costituzione, della normativa europea e nazionale in materia di protezione dei dati personali, il principio di proporzionalità, il controllo dell’autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge e la costante supervisione umana nell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale”.
Dopo il parere delle Commissioni parlamentari, e poi della Conferenza Stato-Regioni, la palla passerà di nuovo al Governo che approverà il testo definitivo del decreto legislativo.
Quando è stato approvato il testo in via preliminare, il sottosegretario Alfredo Mantovano lo aveva annunciato, “il decreto legislativo andrà al vaglio delle Commissioni parlamentari competenti, poi della Conferenza Stato-Regioni e del Garante Privacy e sicuramente riceverà un ulteriore arricchimento”.
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