Il confronto sul decreto legislativo italiano che adegua la normativa nazionale all’AI Act europeo e disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia si è intensificato nelle ultime settimane. Al centro dell’attenzione c’è la possibilità di ricorrere a sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale in luoghi pubblici o aperti al pubblico, un punto che ha sollevato rilievi da parte del Garante per la protezione dei dati personali e osservazioni anche a livello europeo.
I rilievi del Garante e il quadro europeo
Il 3 luglio 2026 il Garante privacy ha espresso un parere critico su una delle disposizioni contenute nello schema di decreto, ritenendo che la formulazione sull’identificazione biometrica remota in tempo reale rischi di estendere in modo eccessivo il trattamento dei dati biometrici. L’Autorità ha richiamato il perimetro dell’AI Act, che consente eccezioni molto circoscritte e richiede valutazioni di necessità, proporzionalità e adeguate garanzie.
La questione si inserisce in un contesto europeo già definito. La Commissione europea, nelle sue spiegazioni operative sull’AI Act, considera in linea generale vietato l’uso del riconoscimento biometrico remoto in tempo reale negli spazi pubblici per finalità di contrasto, salvo eccezioni limitate previste dalla normativa e soggette a controlli stringenti. Questo impianto ha alimentato il confronto sulla compatibilità della proposta italiana con il quadro comunitario.
Il passaggio parlamentare e le rassicurazioni del Governo
Dopo l’approvazione preliminare del decreto da parte del Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026, il testo è passato all’esame parlamentare. Nelle sedi competenti sono emerse richieste di chiarimento sul bilanciamento tra esigenze di sicurezza, tutela dei diritti fondamentali e protezione dei dati personali. Il dibattito ha contribuito a rallentare l’iter, in attesa di una possibile riformulazione dei passaggi più contestati.
Dal Governo sono arrivate rassicurazioni sul fatto che l’Italia intende mantenersi entro i limiti fissati dal diritto europeo e preservare la supervisione umana e giudiziaria prevista per i casi più sensibili. Il nodo resta però politico e regolatorio: definire fino a che punto l’uso dell’AI possa rafforzare le attività di prevenzione e investigazione senza aprire a forme di sorveglianza sproporzionata negli spazi pubblici.
Perché il tema resta centrale
Il caso è rilevante perché tocca uno dei punti più delicati della regolazione dell’intelligenza artificiale in Europa: l’impiego di tecnologie biometriche da parte delle autorità pubbliche. Per le amministrazioni e gli operatori del settore, l’esito del confronto italiano offrirà indicazioni concrete su come tradurre l’AI Act in norme nazionali, soprattutto nei settori ad alta sensibilità come sicurezza, videosorveglianza e ordine pubblico.