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AI e Riconoscimento Facciale: Scontro tra Italia e UE sul Decreto Polizia

Telecamera con tecnologia di riconoscimento facciale AI in ambito urbano

Il decreto italiano sull'uso dell'AI per il riconoscimento facciale

Il Governo italiano sta attualmente discutendo un decreto legislativo che potrebbe consentire alle Forze di Polizia l'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per l'identificazione biometrica remota in tempo reale. La proposta ha suscitato un acceso dibattito istituzionale, con il Garante per la Protezione dei Dati Personali e la Commissione Europea che hanno sollevato forti perplessità.

Il contesto normativo

Il decreto in questione mira ad adeguare la normativa italiana all'AI Act europeo, regolamento che disciplina l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nell'Unione Europea. L'articolo 8 del provvedimento introduce specificamente la possibilità di impiegare sistemi AI per l'identificazione facciale in luoghi pubblici o aperti al pubblico, con finalità di prevenzione del crimine, ricerca di persone scomparse e individuazione di vittime di reati specifici.

La norma prevederebbe la conservazione dei dati biometrici raccolti per un periodo di sette giorni, dopodiché dovrebbero essere cancellati. Tuttavia, questa disposizione ha generato preoccupazioni riguardo alla potenziale raccolta indiscriminata di dati sensibili.

Le obiezioni del Garante Privacy

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha espresso un parere critico sulla norma, pur riconoscendo la coerenza complessiva del decreto con l'AI Act. Secondo l'Autorità, il regolamento europeo legittima l'uso del riconoscimento facciale esclusivamente a posteriori, per ricerche mirate di persone sospettate o condannate per reati.

Il Garante ha evidenziato che l'elaborazione dei dati biometrici "non dovrebbe avvenire automaticamente e indiscriminatamente al momento della ripresa video", ma solo sulle tracce già registrate, in ragione di specifiche esigenze operative. La norma proposta rischierebbe invece di legittimare "una raccolta massiva e preventiva di dati biometrici, non proporzionata e potenzialmente in contrasto con l'AI Act" in contesti come stadi, concerti, manifestazioni, stazioni e aree urbane.

Il monito di Bruxelles

Anche la Commissione Europea si è espressa sulla questione. Un portavoce ha dichiarato che "il riconoscimento facciale negli spazi accessibili al pubblico è una pratica vietata dall'AI Act". Questa posizione ha rafforzato le critiche al decreto italiano, spingendo il Governo a rinviare il voto in Commissione parlamentare.

La Commissione ha ribadito che l'AI Act consente deroghe limitate al divieto generale, ma solo in circostanze eccezionali e con rigorose garanzie procedurali. L'applicazione sistematica del riconoscimento facciale in tempo reale negli spazi pubblici rimane pertanto una pratica non consentita.

La risposta del Governo

Davanti alle critiche, fonti di Palazzo Chigi hanno rilasciato una nota di chiaramento: "Sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l'Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall'AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all'Autorità giudiziaria".

Il Governo ha quindi assicurato che il testo finale del decreto terrà conto dei pareri espressi dalle Commissioni parlamentari, dalla Conferenza Stato-Regioni e dal Garante Privacy. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha anticipato che il decreto riceverà "un ulteriore arricchimento" prima dell'approvazione definitiva.

La posizione delle Forze di Polizia

L'Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia ha espresso posizioni equilibrate sul tema. Il segretario Enzo Letizia ha sottolineato come terrorismo, criminalità organizzata e violenza diffusa "sfruttino ormai tecnologie sempre più sofisticate", rendendo necessario un adeguamento degli strumenti investigativi.

Tuttavia, l'associazione ha posto come condizione imprescindibile il rispetto della Costituzione, della normativa europea e nazionale sulla protezione dei dati personali, del principio di proporzionalità, del controllo dell'autorità giudiziaria e della costante supervisione umana nell'impiego dei sistemi di intelligenza artificiale.

Conclusioni

La vicenda evidenzia la tensione tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali nell'era dell'intelligenza artificiale. L'Italia si trova a dover bilanciare l'efficacia delle attività di polizia con il rispetto dei principi di privacy e proporzionalità sanciti dall'ordinamento europeo. Il dibattito parlamentare e le consultazioni in corso rappresentano un'opportunità per definire un quadro normativo che possa conciliare queste esigenze, nel rispetto dei limiti imposti dall'AI Act.