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Intelligence, l’allarme di Seoul: “La Corea del Nord sfrutta l’AI per automatizzare gli attacchi cyber”

Intelligence, l’allarme di Seoul: “La Corea del Nord sfrutta l’AI per automatizzare gli attacchi cyber”

Analisti di cybersicurezza hanno individuato elementi riconducibili a Kimsuky, un gruppo di cyberspionaggio legato a Pyongyang.

Anche la Corea del Nord sfrutterebbe l’AI per organizzare attacchi cyber automatici, oltreché per analizzare materiale rubato e realizzare campagne di phishing più convincenti. L’allarme arriva dalla Corea del Sud, dopo l’individuazione di elementi riconducibili a Kimsuky, un gruppo di cyberspionaggio legato a Pyongyang.

Dalle prime ipotesi, l’infrastruttura utilizzata dal gruppo comprendeva strumenti per eseguire e gestire localmente modelli di intelligenza artificiale, tra cui Ollama, GPT4All e Msty. Individuati anche sistemi che impiegano la tecnologia RAG (Retrieval-Augmented Generation). Questi consentono di recuperare informazioni da specifiche raccolte di documenti prima di elaborare una risposta.

Con queste piattaforme gli hacker criminali possono analizzare documenti e informazioni sensibili senza doverli inviare a servizi di AI esterni. “Una caratteristica particolarmente rilevante quando il materiale analizzato potrebbe contenere dati sottratti durante operazioni di cyberspionaggio“.

Per l’automazione degli attacchi

Le indagini, sottolinea la Reuters, hanno rilverato anche una cornice di lavoro per lo sviluppo di agenti di intelligenza artificiale, software di conversione da voce a testo e Cursor. Quest’ultimo è uno strumento di programmazione assistita dall’AI.

Da qui l’ipotesi che il gruppo non si limiterebbe più a sfruttare l’intelligenza artificiale generativa per creare messaggi e contenuti di phishing più credibili. Al contrario, “starebbe costruendo una capacità più ampia per integrare modelli di AI già esistenti nello sviluppo di malware, nell’analisi dei dati e nell’automazione degli attacchi“.

La tecnologia in questione potrebbe diventare non soltanto uno strumento per migliorare l’ingegneria sociale, ma una componente dell’intera catena operativa di un attacco informatico. Gli analisti hanno inoltre individuato “documenti-esca” legati ai temi della finanza e delle criptovalute, sempre potenziale oggetto dell’AI.

Sono i crimini informatici una fonte di reddito per la Corea del Nord?

I gruppi di hacker criminali legati alla Corea del Nord hanno rubato più criptovalute di chiunque altro nel 2025. L’incasso totale si aggirerebbe sui 2 miliardi di dollari. Questa cifra ha rappresentato un aumento del 51% rispetto all’anno precedente. La fetta di asset digitali che hanno sottratto rappresenta il 60 per cento del totale dei furti a livello mondiale. Per una quota, pari a circa 3,4 miliardi di dollari nel 2025“.

Su tale materia, l’Avvenire aveva ripreso alcune stime di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite. Secondo loro – nel periodo che va dal 2017 al 2023 – la Corea del Nord avrebbe sottratto “asset virtuali per un valore di 3 miliardi di dollari tramite 58 attacchi informatici su piattaforme di criptovaluta“.

Kelp DAO

L’obiettivo di queste operazioni cyber è spesso quello di ottenere risorse. Il tutto, sia per accrescere il bilancio statale che per aggirare le stesse sanzioni, finanziando il programma nucleare del Paese.

In questi termini, il Governo del Paese asiatico ha iniziato a sviluppare moderne capacità informatiche già a metà degli anni ’90. Da allora, esistono diversi corsi di formazione informatica presso le università di Pyongyang, all’interno di un sistema di “addestramento” che dura anni.

Investimenti sono arrivati anche nelle infrastrutture delle telecomunicazioni, sempre per massimizzare il suo potenziale informatico.

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