I dati attribuiti all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale indicano una riduzione degli attacchi ransomware in Italia nei primi sei mesi del 2026, con un calo del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato va letto come segnale positivo, ma non come una diminuzione strutturale del rischio.
Un calo da interpretare con cautela
Il ransomware resta una minaccia dinamica: i gruppi criminali cambiano infrastrutture, nomi, modelli di estorsione e settori bersaglio. Una flessione semestrale può dipendere da azioni di contrasto, maggiore resilienza delle aziende, variazioni nelle denunce o spostamenti tattici degli attaccanti verso obiettivi più redditizi.
Il rischio per le imprese
Gli incidenti ransomware non si limitano alla cifratura dei sistemi. Le campagne moderne combinano furto di dati, pressione reputazionale, minacce ai clienti e sfruttamento di fornitori meno protetti. Per questo anche un numero inferiore di casi può produrre impatti elevati se colpisce supply chain, servizi essenziali o aziende con backup non verificati.
Priorità operative
Le imprese dovrebbero mantenere alta l’attenzione su backup isolati, patching, autenticazione forte, gestione degli accessi privilegiati e piani di comunicazione. Il calo segnalato è utile per misurare l’efficacia delle difese, ma la continuità operativa dipende dalla preparazione prima dell’incidente.