Il tema è strettamente connesso alle possibili violazioni del segreto industriale, con particolare attenzione agli sviluppi dell’AI cyber militare.
Nuove accuse formali del Governo degli Usa nei confronti delle aziende cinesi di AI, le quali “copierebbero deliberatamente le tecnologie sviluppate dalle società statunitensi“. Non si tratta di una novità, ma prese di posizioni simili sono ogni volta un ostacolo ulteriore nelle relazioni tra i due Paesi.
Il tutto, considerando che alla fine del mese è un previsto incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, incentrato proprio sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale e sugli eventuali margini di cooperazione e regolamentazione.
Secondo una dichiarazione congiunta delle autorità statunitensi, sottolinea la Reuters, “le aziende cinesi avrebbero acquisito proprietà intellettuale dei laboratori americani di AI attraverso una tecnica nota come distillazione“. La distillazione consiste nell’addestrare modelli di intelligenza artificiale più piccoli utilizzando gli output prodotti da modelli più grandi e costosi. L’obiettivo è ridurre i costi necessari per addestrare un nuovo strumento di AI.
Le principali accuse
Le autorità statunitensi hanno rivolto le loro attenzioni verso sei aziende cinesi, tra cui DeepSeek, Moonshot AI e Alibaba. Dal loro punto di vista, “avrebbero usato versioni derivate di modelli di intelligenza artificiale sviluppati negli Usa per addestrare più rapidamente i propri prodotti“. Secondo gli stessi funzionari, il Governo di Pechino era perfettamente a conoscenza di queste attività. Le aziende cinesi avrebbero preso di mira modelli di Anthropic, OpenAI, Google e SpaceX.
“Le aziende di AI con sede in Cina stanno portando avanti attività di distillazione aggressive, dannose e mirate su scala industriale“, hanno rimarcato i funzionari.

Il valore della diplomazia
Le accuse sono arrivate nel momento in cui Washington e Pechino si preparano a discutere dei rischi legati alla sicurezza dell’intelligenza artificiale, per l’appunto nell’incontro di fine mese.
La Cina ha comunque respinto le accuse americane. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha dichiarato mercoledì scorso che i progressi del Paese nel campo dell’AI sono il risultato del raggiungimento di un “alto livello di autosufficienza scientifica e tecnologica“.
E ancora: “Speriamo che gli Usa mettano seriamente in pratica l’importante consenso raggiunto dai vertici dei due Paesi e si astengano dal fare false accuse e dal diffamare la Cina. In quanto grandi potenze nel campo dell’AI, Cina e Usa dovrebbero rafforzare la cooperazione“.
Il precedente di aprile
Gli Usa avevano formulato un’accusa analoga ad aprile, poco prima della visita di Trump a Pechino. Nella dichiarazione di martedì scorso, le autorità statunitensi hanno sostenuto che la distillazione non consentirebbe soltanto alle aziende cinesi di ridurre i costi di ricerca e sviluppo.
Al contempo, infatti, “contribuirebbe anche a rafforzare le capacità militari e di attacco informatico della Cina“. Tutte capacità impiegabili contro Washington e i suoi alleati.
Alcuni analisti, per altro, due mesi fa avevano riportato che alcuni tecnici militari cinesi avevano utilizzato gli output dei principali modelli di intelligenza artificiale statunitensi. Anche in quel caso, per addestrare sistemi di AI. In tal modo avrebbero fortemente potenziato le capacità della Difesa di Pechino.
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