I servizi di sicurezza di Teheran monitorerebbero così le attività dei presunti dissidenti.
Martedì scorso, Uk, Usa e Paesi Bassi hanno diffuso un allarme congiunto per la presunta diffusione di uno spyware, che sarebbe legato ai servizi di sicurezza dell’Iran. Teheran avrebbe impiegato la tecnologia per colpire “dissidenti, attivisti e giornalisti“.
Il National Cyber Security Centre (NCSC) britannico, nel dettaglio, ha spiegato che gruppi informatici collegati all’Iran avrebbero utilizzato una famiglia di spyware denominata “CHOSEN BRICK”. L’obiettivo era sottrarre email, messaggi e altre informazioni sensibili attraverso campagne di spear-phishing su piattaforme di messaggistica come WhatsApp e Telegram.
Secondo l’NCSC, il malware sarebbe in grado di raccogliere informazioni dalle liste dei contatti, dagli account di posta elettronica e dai social network. Sarebbe inoltre in grado di catturare ciò che appare sullo schermo e ad accedere al microfono dei dispositivi.
“Attacchi mirati e tecniche di ingegneria sociale“
Le autorità britanniche, sottolinea la Reuters, sostengono che gli attaccanti avrebbero adottato tecniche altamente mirate. Spesso si sono finti contatti fidati delle potenziali vittime sulle applicazioni di messaggistica. In alcuni casi, secondo l’NCSC, ci sarebbe stato l’impiego di documenti falsi o contraffatti per convincere le persone a scaricare il malware.
Paul Chichester, Direttore delle operazioni dell’NCSC ha commentato: “I dettagli di questa campagna informatica mostrano come l’Iran utilizzi la sorveglianza digitale per reprimere i critici del regime”. Nello stesso tempo ha sottolineato che tali attività avrebbero incluso il furto di email e messaggi e l’accesso ai dispositivi delle vittime.

Le accuse del FBI
Anche l’FBI statunitense ha pubblicato un proprio avviso. Sosteneva con questo che il Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano (MOIS) avrebbe utilizzato il malware per raccogliere informazioni, effettuare fughe di dati e provocare danni alla reputazione delle persone prese di mira.
L’FBI non ha fornito ulteriori dettagli sul numero delle persone che sarebbero state colpite né sulla loro localizzazione. L’avviso americano costituisce un aggiornamento di una precedente comunicazione pubblicata nel marzo 2026, nella quale si descrivevano presunti tentativi del MOIS di utilizzare lo spyware per raccogliere dati sui propri obiettivi. Secondo l’FBI, successivamente ci sarebbe stata la pubblicazione dei dati proprio da “Handala Hack”.
Nell’avviso statunitense, il riferimento è alle attività di Handala Hack, che avrebbe preso di mira diverse aziende e persone negli Usa dall’inizio della guerra tra Iran e Israele. Tra gli episodi citati figura un attacco informatico distruttivo contro la Stryker. Nello stesso mese ci sarebbe stata anche la diffusione di diverse email personali, da attribuire al Direttore dell’FBI, Kash Patel.
L’allerta congiunta evidenzia quindi come le operazioni di cyberspionaggio possano essere utilizzate in primo luogo per acquisire informazioni. Contestualmente, però, servirebbero anche per colpire la privacy, la reputazione e l’attività pubblica di individui considerati “critici” nei confronti del Governo iraniano.
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