La frontiera cyber asiatica si conferma come una delle più complesse, visto il numero crescente delle minacce sia per i Paesi che per i soggetti privati.
Preoccupazioni per le autorità di Taiwan sul fronte della sicurezza cyber, in particolare da parte del ministro degli Affari Digitali Lin Yin-ching, che ha evidenziato un quadro complesso. “Fronteggiamo ogni giorno in media 2,6 milioni di attacchi cyber“, ha spiegato il ministro, secondo quanto ha riportato il Taipei Times. Le accuse sono tutte per la Cina, la Russia, la Corea del Nord e l’Iran.
L’attuale situazione di complessità, comunque, è anche una sfida. Non soltanto per le istituzioni ma anche per le aziende private e in generale per tutta la società taiwanese.
Una sfida, oltreché una opportunità di sviluppo dell’industria nazionale. L’obiettivo, ha spiegato Lin, dovrebbe essere trasformare questa esperienza in un’opportunità economica, rendendo Taiwan “un esportatore di competenze e soluzioni maturate nella difesa dalle minacce informatiche“. Bisogna in effetti sempre ricordare che l’isola è uno dei poli nevralgici, a livello globale, per l’industria tecnologica, con la produzione di oltre il 60% dei semiconduttori globali e di più del 90% di chip avanzati.
Dalle intrusioni alle truffe con l’intelligenza artificiale
La questione è generale. Dal punto di vista taiwanese, il panorama delle minacce non si limita agli attacchi contro infrastrutture e sistemi informatici. Il Paese asiatico deve infatti fare i conti anche con una nuova generazione di truffe online, sempre più sofisticate.
Secondo le statistiche del National Security Bureau, i criminali utilizzano tattiche ibride che possono combinare video deepfake, informazioni di fatturazione false e messaggi di testo fraudolenti. L’obiettivo è sfruttare la fiducia degli utenti e portarli a compiere azioni che possono mettere a rischio dati personali e risorse finanziarie. In questo scenario, “la capacità dei cittadini di verificare le informazioni diventa una componente essenziale della sicurezza“.
Non è solo una questione tecnologica
Un recente studio del Taiwan Network Information Center ha evidenziato che il 60% dei taiwanesi non verificherebbe mai le informazioni trovate online.
Il dato diventa ancora più interessante quando entra in gioco l’intelligenza artificiale. Il 70% degli intervistati sostiene di essere in grado di distinguere un contenuto autentico da uno generato dall’AI. Tuttavia, quando è stato sottoposto a un test pratico, solo circa il 60% è riuscito a identificare correttamente i contenuti artificiali. Questa distanza tra la percezione del rischio e il rischio in sé, sottolineano gli esperti, è un potenziale vettore di rischio.
Oltre l’aspetto militare e commerciale, dunque, la sicurezza informatica diventa una responsabilità da condividere. Ed è questo il punto centrale nelle riflessioni del Governo di Taiwan. Le tecnologie da sole non bastano.
La vera sfida è costruire una società capace di riconoscere le minacce prima che producano danni. Per Taiwan, l’esperienza maturata sotto “una pressione digitale costante” potrebbe così diventare non soltanto una forma di difesa, ma anche un patrimonio di conoscenze da condividere con il resto del mondo.
Seguici anche sul nostro canale WhatsApp
Vai al sito di Cybersecurity Italia.
L'articolo Taiwan, l’allarme di Lin Yin-ching (ministro Affari Digitali): “Fronteggiamo ogni giorno in media 2,6 milioni di attacchi cyber” sembra essere il primo su CyberSecurity Italia.
