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Caso Revolut, l’azienda si farà carico dei costi per il recupero dei documenti hackerati

Caso Revolut, l’azienda si farà carico dei costi per il recupero dei documenti hackerati

L’ha confermato direttamente Béatrice Cossa-Dumurgier, Amministratrice delegata di Revolut Western Europe.

Revolut si farà carico dei costi sostenuti dai clienti che dovessero essere costretti a sostituire i propri documenti di identità in seguito al data breach che ha sfruttato la compromissione di un indirizzo PEC riferibile alla Prefettura di Reggio Calabria.

L’ha confermato direttamente Béatrice Cossa-Dumurgier, Amministratrice delegata di Revolut Western Europe, parlando a BFM TV. Sono stati coinvoli 680 clienti, 55 dei quali in Francia, tutti supportati dalla stessa azienda nell’assistenza.

L’azienda ha inoltre ribadito di non essere intenzionata a pagare eventuali riscatti agli hacker criminali. Anzi, Cossa-Dumurgier ha ribadito che la multinazionale britannica non paga riscatti. In precedenza la società aveva dichiarato di non aver ricevuto alcuna richiesta di riscatto.

Si attendono richieste formali

Non ci sono state precisazioni, ha spiegato la Reuters, su quanti clienti abbiano già richiesto la sostituzione dei documenti, né su quale potrebbe essere il costo complessivo per la società.

La scorsa settimana il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi ha riferito alla Camera dei Deputati sull’epsodio. In particolare, ha spiegato che l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale aveva ricevuto dalla multinazionale, il 12 settembre, una notifica. Notifica, che riguardava “un possibile incidente informatico“.

Inoltre, Piantedosi ha aggiunto che il 15 settembre la società aveva confermato di aver fornito dati relativi a 680 clienti a un indirizzo PEC, proprio riferibile alla Prefettura di Reggio Calabria. La casella era denominata “enti locali” e, secondo quanto riferito dal ministro, è risultata successivamente mai utilizzata dalla Prefettura. Da qui sono emersi diversi dubbi, come ha voluto rimarcare l’Onorevole Matteo Mauri (Partito Democratico), in risposta al ministro Piantedosi.

Revolut File

“I nostri sistemi non sono stati compromessi”

Cossa-Dumurgier ha poi sottolineato che non c’è stata alcuna violazione dei sistemi informatici di Revolut. Secondo la dirigente, il problema sarebbe invece nato dall’utilizzo fraudolento di un account email appartenente all’ente italiano. Le agenzie governative possono talvolta rappresentare, ha osservato, “l’anello debole” della catena di sicurezza.

Il caso ha evidenziato come è fondamentale che gli istituti finanziari siano tenuti a fornire informazioni alle autorità quando ricevono richieste nell’ambito di indagini su possibili reati. Allo stesso tempo, però, devono assicurarsi che la richiesta provenga effettivamente dall’autorità indicata.

I rischi per i clienti

La vicenda assume particolare rilevanza perché i criminali possono impiegare quei documenti di identità e gli altri dati personali criminali per altre operazioni illecite. Per esempio tentativi di furto d’identità, frodi finanziarie e campagne di phishing mirate.

Si continua intanto ad indagare sulla questione di come gli aggressori siano riusciti a controllare quell’indirizzo email. Sia, sulla possibilità che vi sia stata la sottrazione di altre informazioni oltre a quelle già individuate.

L’episodio ha riacceso inoltre il dibattito sui controlli che banche e istituzioni devono effettuare prima di condividere dati personali. In particolare, quando le richieste arrivano attraverso canali apparentemente ufficiali.

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