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L’AI accelera gli attacchi, come affrontare le nuove minacce cibernetiche

L’AI accelera gli attacchi, come affrontare le nuove minacce cibernetiche

Gli interventi di Ivano Gabrielli (Polizia di Stato), Aldo Bisio (Engineering), Mario Gaudino (Marina Militare), Alessandro Colucci (Camera dei Deputati) e Davide Taibi (University of Southern Denmark) alla 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – a Villa Erba, sul lago di Como.

L’intelligenza artificiale accelera e rende più sofisticati gli attacchi, mentre infrastrutture critiche, sistemi datati e nuovi agenti digitali ampliano la superficie di rischio, con nuove minacce. Nel panel dal titolo “AI, Cybersecurity e crittografia post-quantum. Siamo pronti ad affrontare la prossima generazione delle minacce cibernetiche?”, alla 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – a Villa Erba, sul lago di Como, sono state affrontate le sfide della difesa cibernetica tra protezione dei servizi essenziali, sovranità tecnologica, sicurezza integrata fin dalla progettazione e collaborazione tra istituzioni, imprese e università, con uno sguardo alle competenze necessarie per affrontare le minacce future.

L’analisi di Ivano Gabrielli (Direttore, Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica)

“I servizi critici sono esposti ad attacchi e vulnerabilità di varia natura”, ha dichiarato Ivano Gabrielli, Direttore, Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, “oggi dobbiamo considerare assetti tecnologici che ci espongono a un rischio cibernetico rilevante. Ci troviamo di fronte a minacce sempre più stratificate e performanti, capaci di avvalersi dell’intelligenza artificiale per agire con maggiore rapidità ed efficacia. Queste minacce si insinuano anche in tecnologie datate, che vanno modernizzate.
Gli Stati devono quindi strutturarsi per tutelare la propria sovranità cibernetica a ogni livello istituzionale. Le diverse componenti devono lavorare insieme, in un contesto di crescente complessità in cui le tecnologie rappresentano anche uno strumento per l’esercizio della sovranità. Siamo stati tra i primi a regolamentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia
”.

“Le partnership pubblico-private funzionano molto bene nel settore della sicurezza – ha aggiunto Gabrielli – consentono lo scambio di informazioni, sostengono lo sviluppo di sistemi più performanti nel mondo industriale e valorizzano le competenze anche attraverso la collaborazione con il mondo accademico, come fa la Polizia di Stato.
La sicurezza è un concorso collettivo, non solo lo Stato, ma riguarda tutti i soggetti che contribuiscono a costruire un perimetro di sovranità
”.

Aldo Bisio (Ceo di Engineering): “L’AI agentica cambia la natura degli attacchi cyber”

Durante il suo intervento, Aldo Bisio, Ceo di Engineering, ha spiegato: “La diffusione dell’AI agentica sta cambiando profondamente anche la natura degli attacchi informatici. Non basta più difendere il perimetro delle organizzazioni: occorre proteggere e sorvegliare gli agenti, verificare i dati su cui apprendono e controllare il modo in cui prendono decisioni. Per questo abbiamo investito nello sviluppo di EngSure, la nostra piattaforma di cybersicurezza che mette a disposizione di imprese e Pubbliche Amministrazioni strumenti per presidiare l’intera filiera dell’AI, dal dato fino al controllo del comportamento degli agenti. Un ecosistema di difesa e governo pensato per individuare continuamente le vulnerabilità, garantire autenticità e tracciabilità dei dati e definire i guardrail necessari a utilizzare l’AI in modo più sicuro e affidabile”.

Mario Gaudino (Capitano di Vascello, Capo del Reparto C4 e Sicurezza dello Stato Maggiore della Marina Militare): “La Marina Militare utilizza oggi sistemi autonomi per la gestione e il controllo dell’underwater“

“Nel dominio subacqueo, fino a qualche tempo fa non esistevano strumenti adeguati per il suo controllo. Il mare è la cerniera tra i continenti, vi transitano i nostri dati e le nostre fonti di energia. La Marina Militare utilizza oggi sistemi autonomi per la gestione e il controllo del dominio, anche al fine di garantirne la difesa. L’intelligenza artificiale sta entrando in modo sempre più incisivo nelle nostre operazioni, determinando cambiamenti radicali nel modo in cui affrontiamo i problemi. L’AI accelera i processi, ma ci espone anche al rischio che le nostre vulnerabilità vengano sfruttate rapidamente dagli avversari. È quindi necessario prevenire le eventuali debolezze: dotarsi di strumenti tecnologici avanzati aumenta la velocità di risposta. Sfruttiamo oggi questa accelerazione dei processi per fornire al decisore la possibilità di guadagnare tempo prezioso e preparare la strategia più efficace”, ha affermato Mario Gaudino, Capitano di Vascello, Capo del Reparto C4 e Sicurezza dello Stato Maggiore della Marina Militare.

L’impatto dei DDoS sulla Pubblica Amministrazione nell’analisi di Alessandro Colucci (Presidente, Intergruppo parlamentare per la Sicurezza Informatica e Tecnologica, Camera dei Deputati)

“Non dobbiamo avere paura della tecnologia, ma dobbiamo saperla governare, partendo dalla sua conoscenza. La formazione è la prima chiave, anche per sviluppare le alte professionalità necessarie in questo settore. Disponiamo di dati di alta qualità: la maggioranza degli attacchi DDoS riguarda la Pubblica Amministrazione. Con l’operatività della NIS2 le aziende devono adeguarsi; serviranno professionisti di alto livello”, ha sostenuto Alessandro Colucci, Presidente, Intergruppo parlamentare per la Sicurezza Informatica e Tecnologica, Camera dei Deputati.

“Sono spesso le piccole realtà a essere utilizzate come cavalli di Troia per accedere alle grandi organizzazioni. Serve quindi una cultura della sicurezza più diffusa. Fondamentale è la collaborazione tra pubblico e privato. Si parla spesso di Difesa europea, ma una quota degli investimenti, indicativamente l’1,5%, dovrebbe essere destinata alla cybersicurezza. Con l’uomo al centro, chiamato a governare meccanismi complessi come l’intelligenza artificiale e l’automazione, è necessario intervenire attraverso le norme, l’etica e la formazione. Bisogna sempre prestare attenzione alla velocità dell’innovazione, che va gestita in condizioni di sicurezza”, secondo Colucci.

Davide Taibi (Full Professor alla University of Southern Denmark): “La sicurezza deve essere progettata già in fase di sviluppo del codice

Per Davide Taibi, Full Professor alla University of Southern Denmark “la sicurezza deve essere progettata già in fase di sviluppo del codice”. “Oggi – ha spiegato il Professore – il software non è più sviluppato in modo monolitico: gira sul cloud, su macchine geolocalizzate in luoghi diversi che comunicano tra loro. Bisogna considerare che l’intelligenza artificiale e i suoi agenti operano a una velocità superiore alla nostra capacità di reagire. Non si tratta più soltanto di attacchi alle singole applicazioni, ma anche alle comunicazioni tra applicazioni o alle modalità con cui s’impiegano i software utilizzati”.

“Possiamo usare l’AI per difenderci dall’AI, ma servono investimenti e una collaborazione più stretta tra aziende e università, che spesso sono protagoniste dello sviluppo di questi agenti. La Commissione europea sta cercando di regolamentare i modelli di AI di frontiera e di contenere i rischi per la sicurezza – ha precisato Taibi – in questo contesto, è fondamentale impiegare l’intelligenza artificiale anche a fini difensivi. Esiste sempre un eventuale avversario capace di utilizzare modelli di AI evoluti, magari sviluppati all’estero e più performanti. Per questo bisogna prepararsi a reagire”.

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