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Paragon, Meloni: “Non usato per spiare giornalisti italiani, indagano due Procure”

Paragon, Meloni: “Non usato per spiare giornalisti italiani, indagano due Procure”

Parlando in conferenza stampa, Meloni ha richiamato direttamente il lavoro del Copasir, il comitato parlamentare che vigila sull’operato dei servizi. La relazione approvata nel giugno 2025, ha ricordato la premier, avrebbe escluso che Graphite sia stato impiegato nei confronti del direttore di Fanpage Francesco Cancellato.

La premier Giorgia Meloni torna sulla vicenda Paragon e sul caso che ha coinvolto Fanpage e il suo direttore Francesco Cancellato: secondo la presidente del Consiglio, il software Graphite fornito dalla società israeliana Paragon non sarebbe stato utilizzato per spiare il giornalista.

Parlando in conferenza stampa, Meloni ha richiamato direttamente il lavoro del Copasir, il comitato parlamentare che vigila sull’operato dei servizi. La relazione approvata nel giugno 2025, ha ricordato la premier, avrebbe escluso che Graphite sia stato impiegato nei confronti di Cancellato. Non solo: Meloni ha sottolineato che quel documento è stato votato all’unanimità, elemento che nella sua lettura rafforza la solidità della conclusione raggiunta dal comitato.

Sul caso Paragon al lavoro due procure

La premier ha aggiunto che sul caso stanno lavorando anche due procure, e che l’esito delle indagini potrebbe portare nuove risposte su cosa sia accaduto davvero, e soprattutto su eventuali responsabilità. In questa cornice, Meloni ha rivendicato il supporto del Governo, spiegando che le agenzie di intelligence stanno fornendo “tutto il supporto necessario” agli accertamenti.

Meloni ha scelto una linea precisa: appoggiarsi all’esito del Copasir per respingere l’accusa che il governo o l’intelligence abbiano spiato un giornalista, ma allo stesso tempo riconoscere che la magistratura sta ancora lavorando e che l’ultima parola, sul piano giudiziario, non è stata pronunciata.

Renzi a Meloni: “Italiani spiati con soldi governo?”

Sul tema si è inserito anche Matteo Renzi, alla vigilia della conferenza stampa di fine anno della premier, attaccando frontalmente il governo e ponendo una questione politica che va oltre Fanpage. “Come è possibile che i soldi per i servizi segreti siano triplicati in 10 anni con la scusa della guerra ibrida e della cyber security e nessuno abbia ancora capito chi, attraverso un dispositivo comprato dai servizi segreti italiani, abbia spiato un sacerdote, un attivista, un manager, un imprenditore?”, ha detto il leader di Italia Viva a Tagadà su La7.

Renzi ha condensato la vicenda in un aut aut che alza la pressione su Palazzo Chigi: “Si stanno spiando i cellulari degli italiani con i soldi del governo? Questa è la domanda, perché Meloni ha detto che non sono stati loro”. E poi l’affondo: “O sono stati loro e mentono, o non sono stati loro e si sono fatti fregare da qualcuno”.

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