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Crosetto: “Le bombe ibride cadono mentre scrivo”. Il ministro spiega la guerra cognitiva, quella combattuta nella nostra mente

Crosetto: “Le bombe ibride cadono mentre scrivo”. Il ministro spiega la guerra cognitiva, quella combattuta nella nostra mente

Per affrontare la “guerra ibrida” in atto non serve solo una risposta proattiva agli attacchi cyber, ma anche la resilienza alla disinformazione. Benvenuti a tutti noi nel dominio cognitivo, dove siamo noi i nuovi target.

All’inizio è stato difficile anche per me capire questo nuovo dominio delle operazioni, il dominio cognitivo, che dovrebbe essere riconosciuto alla pari dei cinque domìni operativi: terra, mare, aria, spazio e cyberspazio.

Ma ora mi è chiarissimo, soprattutto grazie al dossier scritto dal ministro della Difesa Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva”.

“È una guerra combattuta con ‘bombe’ meno visibili di quelle fisiche”, scrive Guido Crosetto.“Chi ci muove quotidianamente attacchi ibridi”, aggiunge il ministro, “in particolare sul piano della disinformazione, della guerra cognitiva e nel dominio cyber, oggi sa che l’Occidente spesso sceglie di non reagire”.

Riforma per una Difesa moderna e più efficace, le 4 direttrici di Crosetto

In sostanza, Crosetto in questo suo “non-paper” – ossia in questo suo documento personale presentato prima all’ultimo Consiglio Supremo di Difesa e ora al Parlamento – chiede di approvare la riforma della Difesa (prevista dal DDL Minardo ora assegnato alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati), e di farlo con urgenza. Di “farlo adesso!”, ha scritto il ministro, attraverso 4 direttrici:

  1. Definire lo Spazio cyber di interesse nazionale come vero e proprio “campo di operazioni” su cui il Ministero della Difesa possa agire senza soluzione di continuità;
  2. Dotarsi di un’Arma Cyber Nazionale, un Esercito di civile e militare, adeguatamente dimensionata e capace di operare senza soluzione di continuità su tutto lo spettro delle operazioni necessarie. In tale prospettiva, mentre proseguono gli approfondimenti tecnici e il confronto con i Paesi amici e alleati, si può ritenere che una forza realmente congrua e rassicurante debba attestarsi su circa 5.000 unità, a prevalente componente operativa.

In termini più realistici, un primo obiettivo, ha spiegato più volte il ministro, può consistere nella creazione di una capacità iniziale di 1.200–1.500 unità, di cui circa il 75% dedicato a compiti operativi, così da garantire continuità d’azione h24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno — secondo il modello già consolidato in altri settori della Difesa, come ad esempio quello della Difesa Aerea.

  • Inoltre, la riforma della Difesa prevede di garantire a questa Arma adeguate tutele funzionali per gli specialisti civili e militari impiegati;
  • istituire infine un Centro per il Contrasto alla Guerra Ibrida dotato di comando e controllo, meccanismi di condivisione rapida di best practice per contrastare la disinformazione e le azioni ostili nel campo della guerra cognitiva.

Ma che cos’è la guerra cognitiva? Cuore di questo articolo

È una guerra combattuta da Stati non democratici che considerano l’Italia un Paese ostile ed è portata avanti, con la complicità delle piattaforme social, a colpi di fake news, disinformazione attraverso anche politici ed esperti di geopolitica italiani, e deepfake mirati a influenzare il dibattito democratico, a farci cambiare idee sui nostri valori democratici e sui princìpi alla base delle nostre libertà.

Puntano ad entrare nella nostra testa per farci cambiare la percezione del contesto geopolitico e geo-economico fino a portare sempre più italiani a pensare che chi dichiara guerra e la porta avanti da anni sia dalla parte della ragione.

L’obiettivo è creare crepe all’interno dei Paesi Occidentali e tra di loro, mettendo in discussione le politiche governative e sovranazionali.

Tra le numerose operazioni ibride, si legge ancora nel dossier del ministro Crosetto, attribuite alla Federazione Russa nel 2024, c’è l’operazione “Doppelgänger” che ha simulato siti web di testate giornalistiche europee come Le MondeDer Spiegel e La Repubblica, diffondendo notizie false e contenuti manipolati per minare la fiducia dell’opinione pubblica nelle istituzioni democratiche e nel sostegno all’Ucraina.

Inoltre, le elezioni presidenziali in Romania del 2024 avrebbero subìtopesanti interferenze ibride (attacchi informatici, disinformazione e persino deepfake) che ne avrebbero compromesso la regolarità, portando alla decisione di annullare il voto. L’episodio rappresenta un caso emblematico di come un processo democratico possa essere compromesso da attori esterni 

Dunque, la varietà di questi attacchi ibridi è impressionante: fake news, ferrovie sabotate, cavi sottomarini tranciati, pressione migratoria, elezioni annullate…

Questi esempi – non esaustivi e che escludono gli attacchi quotidiani alle nostre infrastrutture critiche – dimostrano come la guerra ibrida si manifesti, senza soluzione di continuità, attraverso azioni concrete e coordinate, capaci di colpire simultaneamente le dimensioni fisica, informativa e cognitiva della sicurezza Nazionale ed europea.

L’appello di Crosetto: “fare gioco di squadra vero tra intelligence, istituzioni, aziende tech e cittadini”

Per far fronte a tali minacce è necessario un approccio coordinato tra tutti gli attori coinvolti, l’uso di strumenti avanzati di monitoraggio e la collaborazione con enti indipendenti di fact-checking, mantenendo al contempo un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e la tutela della libertà di espressione.

Serve un gioco di squadra vero: intelligence, istituzioni, aziende tech e cittadini, tutti uniti contro queste interferenze: questo è uno degli appelli del ministro della Difesa.

Il giornalismo tra gli strumenti per difendere le nostre democrazie

Dunque, in questo nuovo scenario mondiale caratterizzato da guerre ibride quotidiane nella Strategia di contrasto non può mancare la resilienza democratica, informativa e cognitiva di noi cittadini italiani ed europei.

“Se Kiev dovesse cadere, l’Europa si ritroverebbe in guerra”, ha messo in guardia Crosetto.

Poi si sa che in “guerra la prima vittima è la verità”, per cui anche essere protagonista di un giornalismo rigoroso e basato solo sui fatti – all’interno di un ecosistema informativo resiliente alle fake news veicolate ad arte nel nostro dominio cognitivo – contribuisce, fortemente, a difendere i confini delle nostre democrazie.

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