La sfida del futuro sarà quindi costruire meccanismi di collaborazione più agili, più rapidi e possibilmente permanenti, capaci di consentire agli Stati di intervenire in modo efficace contro le minacce digitali, mantenendo al tempo stesso il rispetto dei diritti e delle garanzie giuridiche
“La cooperazione in materia di sicurezza e lavoro investigativo pone oggi nuove sfide alle forze di polizia, chiamate a svolgere contemporaneamente attività di prevenzione e repressione del crimine. Muoversi in questo ambito è sempre più complesso, perché il contesto attuale supera le tradizionali dottrine dell’enforcement basate sui confini giurisdizionali e sulle limitazioni operative legate al territorio”, ha dichiarato Ivano Gabrielli, Direttore, Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, nel suo intervento alla quinta edizione della Conferenza Internazionale “CyberSEC – Cybercrime e Cyberwar: Norme, Geopolitica e Cybersecurity per una Difesa Comune”, promossa e organizzata da Cybersecurity Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, in corso a Roma il 4 e 5 marzo 2026 presso la Superiore di Polizia.
Per lungo tempo, ha affermato Gabrielli, “i limiti geografici hanno rappresentato anche limiti concreti per le attività investigative. Chi operava sul campo era vincolato a confini giuridici e fisici ben definiti, entro i quali era possibile investigare e intercettare segnali preliminari di attività criminali. Oggi, però, lo scenario è radicalmente cambiato.
Le forze dell’ordine si trovano davanti a capacità informative e tecnologie senza precedenti. Viviamo immersi in un vero e proprio “mare di informazioni” e di strumenti tecnologici che consentono di raccogliere dati, analizzarli e trasformarli in elementi probatori credibili dal punto di vista giudiziario. Questo consente di attivare con maggiore efficacia attività di contrasto e repressione dei reati.
Il problema, tuttavia, è che operiamo in un mondo profondamente diverso da quello del passato. Un mondo caratterizzato da servizi digitali e dalla centralità dei diritti, diritti che devono essere garantiti e tutelati. Per proteggere questi diritti, però, è necessario agire in uno spazio che non è più soltanto quello fisico del territorio nazionale”.

Il tradizionale confine giurisdizionale, entro il quale si svolgevano le attività di polizia giudiziaria e si affermava la sovranità dello Stato, “oggi non coincide più con il luogo in cui si sviluppano le attività criminali. Il cyberspazio ha superato le frontiere: ciò che accade online spesso coinvolge soggetti, infrastrutture e dati distribuiti in diversi Paesi. Per questo motivo, la dimensione internazionale diventa centrale. È necessario rafforzare i meccanismi di cooperazione tra Stati e tra istituzioni, sia a livello globale sia all’interno delle comunità sovranazionali come l’Unione Europea.
In questo contesto – ha precisato Gabrielli – si inseriscono strumenti normativi innovativi, come il recente regolamento europeo sull’e-Evidence, che consente alle autorità giudiziarie di richiedere direttamente elementi di prova a soggetti che operano oltre i confini nazionali. In alcuni casi è possibile anche disporre il congelamento di dati informatici rilevanti per le indagini, evitando che vengano cancellati o alterati prima di poter essere acquisiti.
Si tratta di un passaggio importante, che rende più efficace l’azione investigativa nel cyberspazio. Tuttavia, questo sistema opera principalmente all’interno dello spazio europeo e non risolve tutte le criticità.
Esistono infatti situazioni in cui attività criminali sono già in corso o lo saranno nel prossimo futuro e rispetto alle quali gli Stati non hanno strumenti sufficientemente rapidi per intervenire. In alcuni casi non è possibile reagire immediatamente o chiedere l’interruzione di determinate attività, proprio a causa dei limiti imposti dai diversi ordinamenti giuridici”.
Per questo motivo, ha affermato Gabrielli, “diventa sempre più urgente riflettere su nuove forme di cooperazione internazionale. Secondo Gabrielli, il modello tradizionale fondato su procedure lunghe e complesse rischia di non essere più adeguato alla velocità del cyberspazio.
La sfida del futuro sarà quindi costruire meccanismi di collaborazione più agili, più rapidi e possibilmente permanenti, capaci di consentire agli Stati di intervenire in modo efficace contro le minacce digitali, mantenendo al tempo stesso il rispetto dei diritti e delle garanzie giuridiche.
In un mondo interconnesso, la sicurezza cibernetica non può più essere affrontata entro i soli confini nazionali: richiede una risposta coordinata, condivisa e internazionale”.

“Uno dei nodi centrali per affrontare le nuove sfide tecnologiche e di sicurezza riguarda la formazione delle competenze. In molti Paesi, infatti, esistono modelli strutturati che permettono di individuare e formare fin da subito giovani talenti, indirizzandoli verso percorsi professionali specifici e coerenti con le esigenze dello Stato. Il confronto internazionale mostra chiaramente come diversi Stati abbiano già sviluppato sistemi più efficaci per gestire questo processo”, ha continuato Gabrielli.
“Per l’Italia, questo rappresenta una sfida importante. Diventa necessario investire maggiormente nelle risorse destinate alla ricerca, alla formazione e allo sviluppo delle competenze, costruendo percorsi educativi che siano realmente collegati alle esperienze professionali e alle esigenze operative dei diversi settori della pubblica amministrazione. In particolare, l’obiettivo dovrebbe essere quello di creare programmi di formazione di secondo livello basati su scenari realistici e su esperienze professionali maturate sul campo.
Un elemento centrale potrebbe essere la costruzione di un percorso formativo iniziale comune, destinato a chi intende intraprendere una carriera nella pubblica amministrazione. Questo primo livello di formazione – ha spiegato Gabrielli – consentirebbe di fornire competenze di base condivise, per poi permettere una successiva specializzazione in ambiti specifici, in base alle attitudini e alle esigenze delle diverse amministrazioni.
Un sistema di questo tipo permetterebbe non solo di valorizzare i talenti, ma anche di rafforzare nel tempo la qualità e l’efficacia della pubblica amministrazione italiana, creando una nuova generazione di professionisti preparati ad affrontare i cambiamenti tecnologici e le trasformazioni della società contemporanea”.
Vai al sito di Cybersecurity Italia.
L'articolo CyberSEC2026. Gabrielli (Polizia Postale): “In mondo interconnesso, la cybersecurity non può essere affrontata entro i soli confini nazionali” sembra essere il primo su CyberSecurity Italia.