Articolo di Alessandro De Pedys, Direttore Generale per le Questioni Cibernetiche, l’Informatica e l’Innovazione Tecnologica, MAECI: “La cybersicurezza internazionale non è un capitolo separato, esoterico, della politica estera. È invece il punto di intersezione tra politica, sicurezza, sviluppo, innovazione e diritti. Ed è un terreno su cui si misura la nostra capacità di coniugare interessi nazionali e responsabilità globali”.
La 5^ edizione della conferenza CyberSEC ha consentito di approfondire temi di grande importanza per la sicurezza e lo sviluppo del nostro Paese.
Il cyberspazio è sempre più conteso a livello internazionale e le nuove tecnologie aggiungono elementi di complessità a un quadro geopolitico già incerto.
Le reti, i dati, le piattaforme, l’intelligenza artificiale, il cloud, i cavi sottomarini, i satelliti: tutto ciò costituisce l’ossatura invisibile delle nostre economie, delle nostre democrazie e della nostra sicurezza collettiva. La cybersicurezza non ha soltanto una valenza tecnica; è una questione di sovranità, di stabilità internazionale, di sviluppo sostenibile.

In questa cornice, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, On. Antonio Tajani, ha fortemente voluto che la cybersicurezza e il digitale fossero al centro della recente riforma del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Dietro suo impulso è nata il 1^ gennaio la Direzione Generale per le Questioni cibernetiche, l’Informatica e l’Innovazione Tecnologica (DGCT), che ho l’onore di dirigere.
Si tratta di un passaggio non solo amministrativo ma strategico, perché si prende atto che non si fa più diplomazia soltanto nei consessi tradizionali: la si fa anche nelle reti, nei forum tecnici, nei tavoli di standardizzazione, nei processi di definizione delle regole globali del cyberspazio. La dimensione digitale diventa parte integrante della politica estera e questo significa integrare competenze tecnologiche, giuridiche, economiche e strategiche in un’unica visione coerente.

La nuova Direzione Generale è strutturata su due Direzioni Centrali.
La Direzione Centrale per l’informatica si occupa della sicurezza cibernetica del Ministero e della rete all’estero (ben 313 sedi in tutti i continenti, a fronte di milioni di attacchi annui); della gestione e dello sviluppo delle tecnologie informatiche del Ministero; della digitalizzazione dell’amministrazione; dell’innovazione tecnologica alla Farnesina; della custodia e della protezione dei dati; delle attività nei settori della cifra e delle comunicazioni protette. Essa svolge un costante lavoro di rafforzamento delle capacità tecniche di monitoraggio e risposta, in stretto raccordo con gli altri enti competenti in materia, in primisl’ACN, la Polizia di Stato, il comparto intelligence.
La Direzione Centrale politica
La Direzione Centrale politica, invece, assicura la trattazione delle questioni inerenti alle politiche internazionali sulla sicurezza cibernetica, il digitale e le nuove tecnologie, nonché le minacce ibride. Ciò implica un attento presidio dei numerosissimi tavoli multilaterali che affrontano tutti questi aspetti, al fine di assicurare un efficace posizionamento del nostro Paese e tutelarne gli interessi in raccordo con tutte le Amministrazioni dello Stato. Ricordo, come già detto, che non si tratta di questioni “tecniche”, ma di elementi che sono parte della competizione geopolitica globale: pensiamo all’ONU, all’UE, al G7, alla NATO, all’OSCE e alle tante coalizioni informali tematiche.
La comunità internazionale, animata da differenti sensibilità e visioni, si confronta sugli effetti delle attività cibernetiche malevole, sul ruolo degli attori non statuali, sull’applicabilità del diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani nel cyberspazio, sul contrasto al crimine informatico, sulla deterrenza, sulle modalità di costruzione della fiducia, sul trasferimento di tecnologie e su molto altro ancora.
Noi siamo convinti che sia possibile rispondere alle molteplici sfide – da vedere anche come opportunità – lavorando su due elementi: la definizione di regole internazionali condivise e la costruzione di capacità informatiche nei Paesi meno attrezzati.
Attacchi alle infrastrutture critiche, interferenze nei processi democratici, campagne di disinformazione, furti di proprietà intellettuale: sono fenomeni, questi, che minano la fiducia tra Stati e all’interno delle società. Per questo negli ultimi anni, in sedi come le Nazioni Unite, l’Unione Europea e altri consessi, si è lavorato molto per definire princípi di comportamento responsabile degli Stati nel cyberspazio, sviluppando numerose iniziative di collaborazione diplomatica e tecnica. L’Italia, insieme ai partner europei e transatlantici, continua a promuovere con convinzione un approccio basato sul diritto internazionale, sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla protezione delle infrastrutture critiche.
Sottolineo che affermare regole internazionali non significa soltanto reagire alle minacce; significa prevenire rischi di escalation, ridurre l’ambiguità strategica, costruire meccanismi di fiducia reciproca. Particolarmente importante risulta, quindi, l’impegno che sta profondendo l’Unione Europea per aggiornare l’articolata normativa unionale in ambito digitale e di sicurezza cibernetica in un’ottica di semplificazione e riduzione dei costi attuativi.
Importante ribadire che non dobbiamo pensare alle regole come a una camicia di forza, bensì come a una rete di protezione a tutela dei cittadini, delle istituzioni e delle aziende. Una rete capace di favorire la crescita e lo sviluppo dell’innovazione lungo binari sicuri. Senza regole internazionali, i danni sociali ed economici sarebbero incalcolabili.
In secondo luogo, la trasformazione digitale rappresenta una straordinaria opportunità di crescita per tutti. Ma senza adeguate capacità di protezione, essa può trasformarsi in una nuova fonte di vulnerabilità. Molti Paesi emergenti e in via di sviluppo non dispongono ancora di quadri normativi adeguati, di CERT nazionali pienamente operativi, di personale qualificato, di strategie di cybersicurezza. Questo crea non solo un rischio locale, ma un rischio sistemico globale, perché in un ecosistema fortemente interconnesso la debolezza di uno diventa la vulnerabilità di tutti.
La cooperazione internazionale in materia di capacity building cyber e digitale dovrebbe dunque diventare una priorità strutturale, con una prospettiva strategica
In questo quadro, la Direzione Generale ambisce a svolgere un ruolo di coordinamento e di impulso, favorendo un approccio integrato tra diplomazia, cooperazione e promozione economica. L’Italia, grazie al proprio tessuto industriale e alla qualità delle proprie competenze scientifiche e tecnologiche, è in grado di offrire soluzioni innovative e affidabili, contribuendo al tempo stesso alla stabilità internazionale. Proprio con questo spirito due anni fa la Farnesina, insieme all’ACN, ha creato l’ecosistema italiano di cyber capacity building, che riunisce numerose istituzioni, aziende e università che sono in grado di realizzare progetti all’estero.
Osservo, a questo proposito, che nessuna strategia internazionale può essere efficace se non coinvolge in modo strutturato il mondo imprenditoriale. I partenariati pubblico-privati devono diventare meccanismi permanenti di dialogo, scambio informativo e progettazione congiunta. L’Italia promuove in ogni consesso internazionale questo approccio inclusivo. È un investimento che genera valore condiviso: stabilità per il sistema internazionale e nuove opportunità per le nostre aziende.
Conclusioni
Per concludere, la competizione tecnologica globale è destinata a intensificarsi. Il cyberspazio, l’intelligenza artificiale, il quantum, le reti 5G/6G, l’IoT, saranno sempre più al centro delle dinamiche di potere internazionale e in questo scenario, la possibilità che il cyberspazio si divida in blocchi contrapposti è reale.
Il compito della diplomazia digitale è anche contribuire a evitare tutto ciò, promuovendo invece interoperabilità, standard condivisi e canali di dialogo aperti, pur nella consapevolezza delle diverse impostazioni esistenti.
Da quanto detto finora credo sia evidente che la cybersicurezza internazionale non è un capitolo separato, esoterico, della politica estera. È invece il punto di intersezione tra politica, sicurezza, sviluppo, innovazione e diritti. Ed è un terreno su cui si misura la nostra capacità di coniugare interessi nazionali e responsabilità globali.
Se sapremo fare squadra – istituzioni, imprese, mondo accademico, società civile – potremo contribuire a costruire un cyberspazio più sicuro, più equo e più inclusivo. Un cyberspazio che non sia teatro di conflitti permanenti, ma infrastruttura di cooperazione, prosperità e fiducia. È una sfida complessa, ma è anche una straordinaria opportunità per l’Italia di affermare il proprio ruolo come attore responsabile, innovativo e credibile sulla scena internazionale.
Per approfondire:
- Tajani: “Cambiamo il ministero degli Esteri. Ci occuperemo anche della sicurezza cyber dei ministeri e delle ambasciate”
- Farnesina, Tajani inaugura la Sala Cyber “CSIRT” per il contrasto alle minacce informatiche
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