Dal 2018 la prestigiosa rivista Nature pubblica ogni anno una lista di tecnologie emergenti particolarmente significative da tenere d’occhio. In questa occasione, però, ha inserito per la prima volta anche tecnologie legate a qualcosa che in realtà conosciamo da almeno settant’anni. L’energia nucleare.
Tra quelle presenti nella lista pubblicata a gennaio 2026 non poteva certo mancare l’Intelligenza Artificiale (AI), e in particolare i modelli di AI applicati alle previsioni meteorologiche. L’articolo cita l’esempio del modello AI di Google DeepMind che, nell’ottobre 2025, ha fornito al National Hurricane Center degli Stati Uniti un’allerta precoce sull’uragano Melissa e ne ha poi anticipato l’evoluzione fino al raggiungimento della categoria 5 di intensità con giorni di anticipo, per poi prevederne con precisione la traiettoria attraverso i Caraibi.
Ma quest’anno Nature ha inserito per la prima volta anche tecnologie legate a qualcosa che in realtà conosciamo da almeno settant’anni: l’energia nucleare.
E anche se può sembrare un paradosso, l’AI, sostanzialmente sviluppata negli ultimi anni, e le centrali nucleari, i cui primi esempi risalgono agli Anni Cinquanta del XX secolo, sono oggi due tecnologie correlate.
Negli ultimi anni la domanda globale di energia è cresciuta con ritmi senza precedenti. E questo è dipeso anche (ma non solo) dall’avvento dell’AI.
Come spesso accade, le tecnologie legate al mondo dell’informatica non esistono solo sulla rete, ma hanno una reale e concreta presenza nel mondo fisico. Nella nostra vita quotidiana non lo percepiamo, ma internet (con tutto quello che ne consegue: motori di ricerca, social media, cloud e AI) esiste concretamente sotto forma di cavi sottomarini, satelliti e server.
AI uno dei settori maggiormente energivori
Proprio l’Intelligenza Artificiale si è dimostrata uno dei settori maggiormente energivori degli ultimi anni per via dell’infrastruttura fisica su cui poggia: i datacenter. Sebbene non sia facile calcolare il consumo esatto di energia dovuto all’AI, i numeri, seppur differenti, sembrano tutti convergere verso la stessa direzione: l’Intelligenza Artificiale necessiterà di sempre maggiori quantità di energia nei prossimi anni. In un articolo del 20 maggio 2025 pubblicato sulla MIT Technology Review sono citate le proiezioni del Report 2024 per il consumo energetico dei datacenter statunitensi pubblicato dal Dipartimento per l’Energia e prodotte dal Lawrence Berkeley National Laboratory. Secondo questa stima, entro il 2028 l’AI dovrebbe consumare annualmente tanta energia quanto il 22% delle famiglie statunitensi.
Analogamente, i dati aggiornati al 2024 e pubblicati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) riportano che l’1,5% del consumo di elettricità globale era dovuto ai datacenter, ma con proiezioni di crescita entro il 2035 che oscillano tra il 2% e il 4,4%
Considerando che l’Intelligenza Artificiale sta diventando sempre più una tecnologia di importanza strategica per diversi Stati (USA e Cina in primis) e un settore di investimento multimiliardario per le grandi multinazionali, appare evidente che questa enorme richiesta di energia dovrà in qualche modo essere soddisfatta.
Ed è qui che entra in gioco il nucleare, che offre diversi vantaggi rispetto alle fonti fossili e anche rispetto alle fonti c.d. rinnovabili: l’energia atomica, infatti, consente un approvvigionamento costante, scalabile, operatività decennale e con impatto ambientale ridotto.
L’operatività dei privati
Per questo i grandi attori privati si sono già mossi in tal senso. Microsoft si è attivata per riavviare l’ex reattore Unità 1 della centrale nucleare di Three Mile Island, che dovrebbe tornare commercialmente attivo entro il 2027. Amazon ha acquisito il campus del Cumulus Data Center per garantirsi l’accesso diretto all’elettricità generata dall’impianto nucleare di Susquehanna.
Per il futuro, inoltre, le società private e gli enti pubblici si stanno muovendo anche nella direzione dei c.d. small reactors e micro reactors, ovvero reattori di dimensioni ridotte, fino a soli pochi metri di grandezza, che possano essere dislocati direttamente dove c’è maggiore necessità (in prossimità dei data center in zone remote, o vicino alle mining farm di criptovalute, o in zone insulari). Questi reattori miniaturizzati potrebbero anche diventare modulari. In questa direzione si sta muovendo Google, che ha firmato un accordo con un’azienda energetica per acquistare energia nucleare da reattori modulari che dovrebbero diventare operativi entro il 2030.
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