Massima allerta per le aziende Usa, costantemente preoccupate per le rappresaglie cyber dell’Iran.
Nonostante i gravi danni inflitti alle capacità cyber dell’Iran, preparatori al terreno dell’operazione Furia Epica, resta la massima allerta per le aziende Usa. D’altronde, il settore privato resta quello più esposto. La principale preoccupazione è per le rappresaglie, in relazione ai margini di riposta di cui disporrebbe ancora il Paese asiatico.
Prima dei raid aerei del 28 febbraio 2026 (che a Teheran hanno provocato la morte della Guida Suprema del Paese, Ali Khamenei), diverse città dell’Iran sono in effetti rimaste disconnesse. Gli Usa hanno lanciato vaste operazioni informatiche prima dell’attacco. Un blackout diffuso della rete Internet nazionale e attacchi informatici coordinati hanno accompagnato l’offensiva militare.
“In Iran c’è stato un totale KO delle infrastrutture di telecomunicazione. La connettività nazionale è precipitata al 4% e la rete di telefonia mobile è compromessa su scala nazionale“. Così il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto, in audizione alle commissioni di Camera e Senato, sul conflitto in corso.
Il Generale statunitense Dan Caine, Chairman of the Joint Chiefs of Staff) (CJCS) aveva spiegato: “Il Dipartimento cyber ha condotto delle operazioni informatiche e spaziali per disorientare il nemico“. Eppure, proprio a Washington, si dibatte sui livelli effettivi di operatività entro i quali l’Iran potrebbe spingersi.
L’attacco cyber contro Stryker
In questo senso, ha sottolineato il Wall Street Journal, grandi interrogativi sono emersi in seguito all’attacco cyber che ha colpito il colosso statunitense della tecnologia medica Stryker.
L’attacco, rivendicato dal gruppo filo-iraniano Handala ha causato l’interruzione dei suoi sistemi informatici in tutto il mondo. Per capirne la portata, diversi esperti cyber lo hanno classificato come “uno dei più rilevanti attacchi informatici recenti contro un’azienda del settore sanitario“.
Il dibattito
Il Senatore repubblicano Mike Rounds ha spiegato, durante una recente conferenza sulla cybersicurezza, come il quadro resti complesso. E i malfunzionamenti interni all’Iran, sarebbero “voluti”.
Secondo Rounds, infatti, Teheran avrebbe in parte limitato le proprie capacità cyber disattivando Internet internamente per un maggior controllo sulle comunicazioni. Una scelta che, però, potrebbe essere solo temporanea.
I dati mostrano infatti che il traffico internet a Teheran sta tornando gradualmente alla normalità, “segnale che le capacità operative potrebbero presto essere ripristinate“.
Anche il Senatore Mark Warner, Vice Presidente della Commissione Intelligence del Senato, ha evidenziato questo doppio aspetto. Se da un lato le operazioni cyber statunitensi hanno contenuto la risposta iraniana, dall’altro è possibile che Teheran stia semplicemente trattenendo i propri gruppi affiliati. Warner ha poi affermato: “Finora ha avuto un suo ruolo anche una certa dose di fortuna“.
Parallelamente, il Governo statunitense ha adottato un approccio più assertivo alla cybersicurezza, sottolineando “i vantaggi delle operazioni offensive come strumento di deterrenza“.
Più trasparenza sulle capacità cyber Usa?
Le dichiarazioni dei Senatori, scrive sempre il Wall Street Journal, riflettono anche un cambiamento importante. “Una maggiore apertura da parte degli Usa nel parlare delle proprie capacità offensive nel cyberspazio“.
Sebbene i dettagli delle operazioni restino riservati, negli ultimi mesi esponenti di rilievo dell’Amministrazione, sia politici che militari, hanno citato a più riprese il tema della cyberwar. Tanto nel conflitto con l’Iran, quanto in altre operazioni internazionali. Secondo esperti del settore, questo livello di trasparenza è insolito, segnalando un cambiamento in termini di comunicazione.
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