L’accusa, federale, ha scoperto un sistema di trasferimento illegale di server ad alte prestazioni tra Washington e Pechino.
Gli Usa hanno accusato tre individui di “aver orchestrato un sistema complesso volto a trasferire illegalmente server ad alte prestazioni con tecnologia AI verso la Cina“.
Grazie ad un particolare sistema Yih-Shyan “Wally” Liaw, Ruei-Tsang “Steven” Chang e Ting-Wei “Willy” Sun (questi i loro nomi) avrebbero così aggirato le normative sull’export. Un’accusa molto grave, a livello federale, di fatto correlata allo spionaggio industriale. Liaw e Sun sono stati arrestati.
Dalle indagini è emerso come il gruppo aveva costruito una complessa catena di scambi che faceva perno su una società intermediaria nel Sud-Est asiatico (“Company-1”). Inoltre, avrebbe prodotto documentazione falsificata, nascondendo le vere destinazioni della merce, inclusi quei server dotati di GPU avanzate e soggette a restrizioni per motivi di Sicurezza Nazionale.
Come funzionavano gli scambi?
Il meccanismo prevedeva l’acquisto di hardware da un produttore statunitense, seguito da spedizioni indirette e riconfezionamento. Il volume economico complessivo stimato ha raggiunto varie miliardi di dollari tra il 2024 e il 2025, evidenziando la scala industriale dell’operazione.
Tra le pratiche più sofisticate sono emerse l’allestimento di server ‘fittizi’ per superare audit e controlli e l’uso di comunicazioni criptate per coordinare le attività tra i soggetti coinvolti. In questo insieme, anche broker e clienti finali.
“Su indicazione degli imputati, tra il 2024 e il 2025, la Company-1 ha acquistato server per un valore di circa 2,5 miliardi di dollari dal Produttore statunitense, molti dei quali erano stati assemblati negli Usa“. Così il Dipartimento della Giustizia Usa (DOJ) nello spiegare l’accusa. .
“In Cina sono finite ingenti quantità di server dotati di tecnologia statunitense AI soggetta a restrizioni. Solo tra la fine di aprile 2025 e la metà di maggio 2025, almeno circa 510 milioni di dollari di server del produttore statunitense, assemblati negli Usa, sono stati dirottati verso la Cina. Il tutto, in violazione delle leggi statunitensi sul controllo delle esportazioni“.
“Un rischio per la Sicurezza Nazionale“
Le autorità statunitensi sottolineano che il trasferimento non autorizzato di tecnologie AI avanzate rappresenta un rischio diretto per la sicurezza e l’equilibrio geopolitico. Stanno per questo rafforzando l’importanza dei controlli sulle esportazioni. Il caso ha evidenziato “le tensioni crescenti tra esigenze commerciali e vincoli normativi in un contesto globale sempre più competitivo sul piano tecnologico“.
Jay Clayton, Procuratore federale del Distretto Meridionale di New York, ha spiegato: “Come sostenuto nell’atto di accusa, gli imputati hanno preso parte a un piano sistematico. Il loro obiettivo era quello di dirottare ingenti quantità di server contenenti tecnologia statunitense di AI verso clienti in Cina“.
Il confronto nel cyberspazio
Il confronto tra Washington e Pechino, oltreché geopolitico e geo-economico, si moltiplica nel cyberspazio. Che si tratti di proiettare potenza all’estero o di cyberspionaggio le grandi attenzioni degli Usa sono sempre sulla Cina. Un processo, prima ancora che da una dimensione operativa e applicativa, muove dalla continua “sensibilizzazione” (awareness).
In questi termini, per esempio, si può inquadrare l’Operazione “Winter SHIELD” dell’FBI e la missione di Brett Leatherman, suo responsabile operativo cyber dalla scorsa estate. Decisivo, inoltre, sarà il rafforzamento di una più rapida condivisione delle informazioni con l’industria.
Diversi analisti hanno sottolineato come “Winter SHIELD” si potrebbe associare molto di più alle responsabilità della CISA che non dell’FBI. Tuttavia, con il ridimensionamento che l’agenzia cyber ha conosciuto nell’ultimo anno, la Polizia federale ha approfondito il proprio ruolo nella Difesa delle Telco. Sullo sfondo del confronto geopolitico con Pechino c’è ovviamente Taiwan.
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