In un’epoca di guerre cyber e di conflitti ibridi, che si possa dibattere in termini ‘classici’ di servizio militare ha certamente un suo effetto. Soltanto poche settimane fa lo stesso Crosetto aveva annunciato la “costituzione in un’arma cyber con la capacità iniziale di circa 1.200-1.500 persone tra civili e militari”.
“Reintrodurre in Italia un nuovo servizio militare, come in Francia e in Germania? Se lo deciderà il Parlamento sì”. Queste le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, pronunciate a Parigi la scorsa settimana dopo il vertice con l’omologa francese, Catherine Vautrin.
Secondo lo stesso Crosetto serve “una riflessione sul numero delle Forze Armate, sulla riserva che potremmo mettere in campo in caso di situazioni di crisi”. L’idea sarebbe quella di portare alla discussione delle Camere una proposta con la reintroduzione della leva, “su base volontaria e non obbligatoria“. La bozza di disegno di legge prevede una forza ausiliaria di 10mila unità pronta in caso di necessità.
L’iniziativa rientrerebbe in una visione più ampia. Sarebbe uno dei fulcri di quella “Difesa più moderna” anche “contro minacce ibride e droni” che il ministro ha descritto nel suo non-paper “Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva”. In passato, ha osservato, “abbiamo costruito negli anni scorsi modelli che riducevano il numero dei militari”. Adesso, però, “anche noi in Italia dobbiamo porci questo problema“.
Il regime normativo italiano
Attualmente in Italia la leva è sospesa dal 1° gennaio 2005 in virtù della Legge 226/2004, nota anche come “Legge Martino”. Tuttavia, ai sensi dell’art. 1929, comma 2, del Codice dell’ordinamento militare (Decreto legislativo 66/2010) si disciplinano le precise condizioni per il suo ripristino. Da qui:
“Il servizio di leva è ripristinato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, se il personale volontario in servizio è insufficiente e non è possibile colmare le vacanze di organico, in funzione delle predisposizioni di mobilitazione, mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato dal servizio da non più di cinque anni, nei seguenti casi:
a) se è deliberato lo stato di guerra ai sensi dell’articolo 78 della Costituzione;
b) se una grave crisi internazionale nella quale l’Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifica un aumento della consistenza numerica delle Forze armate“.
Quale ruolo avrà il Parlamento?
In un’epoca di guerre cyber e di conflitti ibridi, che si possa dibattere in termini ‘classici’ di servizio militare ha certamente un suo effetto. Soltanto poche settimane fa lo stesso Crosetto aveva annunciato la “costituzione in un’arma cyber con la capacità iniziale di circa 1.200-1.500 persone tra civili e militari”.
Del resto, l’approccio dominante alla Difesa, oggi, è quello multidominio, che si fonda su un principio tanto semplice da enunciare quanto complesso da attuare. Vale a dire la capacità di agire in modo coordinato, sincronizzato e simultaneo attraverso i cinque domini operativi: terra, mare, aria, spazio e cyber.

In ogni caso, sempre secondo Il Fatto Quotidiano, “per il ministro le scelte andranno prese in Parlamento“. Così Crosetto nel merito: “Le regole nel settore della difesa devono essere il più condivise possibile e nascere proprio nel luogo di rappresentazione del popolo”.
Per questa ragione, ha chiarito, “più che ad un Decreto Legge, penso a una traccia che il ministero della Difesa porterà in Parlamento perché venga discussa, aumentata e integrata“. Affinché questa, “in qualche modo costruisca uno strumento di Difesa per il futuro”.
La geografia della leva in Europa
“L’Europa“, scrive il Sole 24 Ore, “mostra attualmente un mosaico variegato“. Questa pluralità si ritrova nella visione di Crosetto che aveva spiegato: “Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva“.
Non in tutti i Paesi, in effetti, vige la coscrizione obbligatoria. Alcuni infatti hanno investito su programmi volontari rapidamente espandibili in caso di crisi. “Tutti, con l’obiettivo comune di formare riserve addestrate e pronte a rispondere alle tensioni geopolitiche“.
In Nord Europa i modelli obbligatori o selettivo-obbligatori sono consolidati e spesso paritari. Attualmente, questi ultimi modelli si trovano in:
- Danimarca.
- Finlandia.
- Norvegia.
- Estonia.
- Grecia.
- Svizzera.
- Austria.
- Cipro.
- Lituania.
- Lettonia.
- Croazia.
- Svezia.
Dall’altro lato esiste invece il modello del “volontariato strutturato“, rimanendo però “la possibilità di rendere obbligatorio il servizio in caso di emergenza“. Di volontariato strutturato si parla per:
- Belgio.
- Olanda.
- Germania.
- Polonia.
- Francia.
Per approfondire
- Leggi il non-paper “Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva” del Ministro Guido Crosetto in PDF.
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