Altro stravolgimento in CISA, visto che l’uomo di Donald Trump, Sean Plankey, ha chiesto di ritirare la propria candidatura.
La Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) potrebbe ritrovarsi di nuovo senza una guida, dopo che Sean Plankey, l’uomo di Trump, ha chiesto di ritirare la sua candidatura. In una lettera che ha inviato mercoledì alla Casa Bianca, Plankey ha formalizzato la sua richiesta, citando “lo stallo al Senato, che deve approvare la nomina con un voto“.
Dal suo punto di vista, è ormai “diventato chiaro che il Senato non procederà alla sua conferma, nonostante sia stato indicato per il ruolo oltre un anno fa“. A rendere pubblica la scelta è stato il New York Times che ha diffuso una copia della lettera, mentre POLITICO aveva già anticipato la decisione.
Entrambe le testate riferiscono che Plankey difficilmente avrebbe raggiunto la maggioranza necessaria, anche a causa dell’opposizione del Senatore Rick Scott. Quest’ultimo “avrebbe bloccato la nomina per una controversia legata a un contratto della Guardia Costiera, non collegato alla cybersicurezza“.
Nick Andersen attuale guida ad interim
Attualmente, sottolinea sempre POLITICO, la guida ad interim dell’agenzia è affidata a Nick Andersen, subentrato dopo l’uscita di Madhu Gottumukkala nel febbraio scorso. Gottumukkala aveva ricevuto la nomina nel maggio 2025 per dirigere temporaneamente la CISA. Anche lui, però, ha lasciato l’incarico in meno di un anno dopo un mandato segnato da forti turbolenze.
La CISA sta attraversando un periodo particolarmente difficile. Negli ultimi dodici mesi l’Agenzia ha dovuto affrontare almeno tre shutdown governativi. E con loro, diversi cicli di sospensioni dal lavoro (furlough), oltre a tagli di bilancio e riduzioni del personale. Tutto ciò, hanno sottolineato a più riprese gli esperti, mentre gli Usa e i loro alleati sono bersaglio di numerosi attacchi informatici.
Altri tagli al bilancio
All’inizio del mese l’Amministrazione Trump ha presentato il piano di bilancio per l’anno fiscale 2027, proponendo un taglio di oltre 700 milioni di dollari al budget della CISA. L’accusa, oltre alla volontà di una complessiva riorganizzazione, è quella di “aver svolto attività di censura”. Il riferimento era a tutta una serie di operazioni di contrasto alla disinformazione elettorale durante le elezioni presidenziali del 2020.
Al momento, non ci sono conferme sulla richiesta di ritiro della nomina sia stata accettata. Manca ancora un’indicazione su chi potrebbe essere il prossimo candidato per guidare stabilmente l’Agenzia.
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