“Per quanto ne so, oggi non esiste un vero concorrente per Palantir”, ha affermato Pierre Vandier, Comandante Supremo Alleato per la Trasformazione della Nato.
“La Nato non dispone di alternative valide alla tecnologia militare dell’AI di Palantir. Per questo, l’Europa deve agire con maggiore rapidità se vuole ridurre la propria dipendenza dagli Usa“. Lo ha dichiarato Pierre Vandier, Comandante Supremo Alleato per la Trasformazione dell’Alleanza Atlantica, a POLITICO. “Per quanto ne so, oggi non esiste un vero concorrente per Palantir”.
La linea è chiara. Lo scorso anno infatti, in soli sei mesi, la Nato e Palantir hanno raggiunto un accordo per l’acquisto del Maven Smart System. La piattaforma è stato poi istallata presso il Comando congiunto delle forze alleate di Brunssum, nei Paesi Bassi e presso il Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa, in Belgio.
L’acquisto ha acuito le preoccupazioni in Europa riguardo alla dipendenza tecnologica dalla Difesa statunitense. Sebbene la Nato abbia affermato che il sistema non sia un vincolo per una stretta sinergia con Palantir, l’azienda ha dovuto affrontare le critiche dei Governi e della società civile. La principale critica “commerciale” è che abbandonare le sue piattaforme può essere costoso e richiedere molto tempo.
Come costruire l’autonomia
All’inizio di questo mese, sottolinea POLITICO, il Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), l’agenzia di intelligence interna tedesca ha preferito l’azienda francese di AI ChapsVision a Palantir. Il tutto, dopo che il ministro tedesco per il Digitale, Karsten Wildberger, aveva sollecitato un’alternativa europea alle tecnologie degli Usa.
Il CEO di Palantir, Alex Karp, aveva respinto la richiesta del ministro. E nel farlo aveva sottolineato: “Non capiamo come la Germania ritenga di poterselo permettere“.
Vandier, da parte sua, ha aggiunto: “La sfida per l’Alleanza è quella di presentarsi con soluzioni equivalenti. È una corsa. Ed è la capacità degli europei di dimostrare di essere in grado di fornire qualcosa di rilevante nel giro di mesi, anni, e non di un decennio“.
Il Comandante della Nato ha avvertito che il dibattito europeo sulla “sovranità” digitale spesso confonde diversi problemi distinti. “La dipendenza da singoli fornitori, l’affidamento a infrastrutture non europee e il controllo sui dati“.
Per la Nato, la questione più immediata è evitare la dipendenza da un unico fornitore. Vandier ha affermato che tale rischio può essere ridotto spingendo le aziende verso sistemi interoperabili, consentendo ai Paesi di passare da un fornitore all’altro o di alternare i fornitori se insoddisfatti.
Gli obiettivi nel breve periodo e il controllo dei dati
Una sfida ancora più complessa è rappresentata dalla dipendenza a lungo termine dell’Europa dalla tecnologia straniera, conseguenza di decenni di investimenti insufficienti. “La regione non produce molti dei chip di cui ha bisogno, non dispone di infrastrutture cloud adeguate e dipende ancora da reti e sistemi realizzati altrove“, ha affermato Vandier.
Nel breve termine, ha sostenuto, “l’obiettivo più realistico per l’Europa non è la piena autonomia tecnologica, ma il controllo sui dati“. Ciò significa garantire che gli europei possiedano e controllino i dati trattati, compresa la proprietà intellettuale ad essi associata, e possano decidere cosa condividere e con chi. “Questo è ciò che definirei sovranità digitale”, ha sottolineato il Comandante.
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