La misure s’inserisce nella volontà delle autorità dell’Unione Europea di costruire una maggiore autonomia digitale dagli Usa.
“Da giovedì 4 giugno Qwant sostituirà Google come motore di ricerca predefinito sui computer del Parlamento Europeo“. Lo riporta POLITICO. “Il cambiamento è in linea con l’impegno del Parlamento a favore della sovranità digitale e della protezione dei dati personali degli utenti“.
Bruxelles, come del resto la Francia, stanno in questo senso portando avanti una politica simile per una maggiore autonomia digitale dai software statunitensi. Ed in questo senso si può inquadrare l’accordo.
Fondata nel 2013, Qwant si è sempre definita come “l’alternativa europea a Google in nome della privacy“. Secondo l’Unione Europea, questo motore europeo è “focalizzato sulla privacy”. La sua progettazione è avvenuta per evitare tracciamento o la raccolta dei dati personali degli utenti.
Una volontà condivisa
La mossa, sottolinea sempre POLITICO, “fa seguito a mesi di pressioni da parte dei legislatori per ridurre la dipendenza delle istituzioni dell’UE dalla tecnologia americana“. In tal senso, lo scorso anno 38 europarlamentari hanno inviato una lettera al Presidente Roberta Metsola, chiedendo proprio l’abbandono delle tecnologie “made in Usa” a favore di quelle europee.
Dal punto di vista operativo i legislatori manterranno la libertà di utilizzare motori di ricerca concorrenti o di modificare le loro impostazioni predefinite. In effetti, le ricerche sul web tramite la barra degli indirizzi nei browser Firefox ed Edge saranno automaticamente indirizzate a Qwant.
Non soltanto un tema di browser
Oltre al browser, gli interessi dell’Unione sono anche sui sistemi operativi, con particolare riferimento a Microsoft. In più, “i 38 legislatori hanno elencato anche gli schermi, le tastiere e i mouse di Dell, HP e LG. Sono tutti in uso nei sistemi informatici della camera, come tecnologie da abbandonare“.
Secondo i rappresentanti del Parlamento, il dominio dei giganti tecnologici statunitensi non serve più ad avere costi efficienti, ma è ormai un rischio per la sicurezza e la prosperità dell’Europa. Il tutto, mentre l’Amministrazione Usa ha rinnovato le richieste di concessioni digitali a più riprese.
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