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Quando i sistemi digitali falliscono: il rischio sistemico nell’era delle interdipendenze

Quando i sistemi digitali falliscono: il rischio sistemico nell’era delle interdipendenze

Il testo seguente è una rielaborazione divulgativa in italiano dell’editoriale “Systemic Failure” di Roberto Setola, pubblicato sull’International Journal of Critical Infrastructure Protection (IJCIP), volume 53, giugno 2026.

Nel maggio 2026 l’Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri (UNDRR) ha pubblicato uno studio dedicato agli scenari di guasto su larga scala dei sistemi digitali critici. Il messaggio centrale che emerge dallo studio è che le infrastrutture critiche, e in particolare quelle digitali, non sono esposte soltanto agli attacchi informatici, ma anche agli effetti a cascata provocati da eventi naturali estremi.

Lo studio prende in esame tre scenari plausibili. Il primo è una tempesta solare paragonabile all’Evento di Carrington del 1859, che causò gravi interruzioni alle reti telegrafiche dell’epoca. Il secondo riguarda ondate di calore simili a quelle che contribuirono ai grandi blackout verificatisi negli Stati Uniti e in Europa nel 2003. Il terzo considera le conseguenze di un’eruzione vulcanica sottomarina analoga a quella di Hunga Tonga–Hunga Haʻapai del 2022, che lasciò l’arcipelago di Tonga quasi completamente isolato per settimane.

Gli incidenti accidentali di origine umana

A tali scenari naturali si aggiungono gli incidenti accidentali di origine umana. Un esempio significativo è rappresentato dall’aggiornamento difettoso del sensore Falcon di CrowdStrike nel 2024, che provocò pesanti disservizi nel trasporto aereo e ripercussioni su numerose infrastrutture in diversi Paesi con stimabili fra i 7 ed i 10 miliardi di dollari.

Accanto agli eventi accidentali e naturali occorre considerare anche le operazioni cyber malevole che possono generare anch’esse conseguenze economiche estremamente significative. L’attacco NotPetya, ad esempio, colpì aziende globali come Maersk, Merck, FedEx/TNT e Mondelēz, provocando danni stimati superiori a dieci miliardi di dollari.

La crescente interconnessione tra cybersecurity  e rischi informatici non intenzionali

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dall’analisi è la crescente interconnessione tra cybersecurity  e rischi informatici non intenzionali. Un’interruzione fisica può creare vulnerabilità sfruttabili da attori ostili, mentre un attacco informatico può innescare guasti fisici e operativi. La combinazione di queste due dimensioni genera un ulteriore livello di rischio sistemico.

In questo contesto si parla di “guasto cyber sistemico”: un evento legato alle tecnologie digitali le cui conseguenze superano le capacità di risposta e recupero di qualsiasi singola organizzazione. Ciò avviene perché gli effetti si estendono su vaste aree geografiche,  superano i confini nazionali e coinvolgono centinaia di migliaia di utenti.

Secondo l’UNDRR, le infrastrutture digitali sono oggi allo stesso tempo più robuste e più fragili che in passato. Decenni di investimenti in ridondanza, bilanciamento dei carichi e architetture distribuite hanno reso i sistemi molto resistenti ai guasti ordinari e localizzati. Tuttavia, la stessa architettura, caratterizzata da forti interdipendenze e da una continua ricerca dell’efficienza, può favorire la propagazione rapida di uno shock iniziale di grandi dimensioni.

Questa considerazione non riguarda soltanto il mondo digitale. Anche le reti elettriche mostrano un comportamento “robusto ma fragile”: normalmente garantiscono elevati livelli di affidabilità, ma restano vulnerabili a blackout di dimensioni eccezionali. Si tratta di una caratteristica tipica dei sistemi complessi che crescono attraverso connessioni sempre più fitte e numerose.

Cambiano le dinamiche dei guasti

Lo studio sottolinea inoltre il passaggio da una dinamica di guasto additiva a una dinamica esponenziale. Nei modelli tradizionali si assume che due eventi contemporanei producano effetti approssimativamente pari alla somma dei singoli impatti. Nelle infrastrutture digitali altamente interconnesse, invece, gli effetti possono amplificarsi reciprocamente: il guasto di un sistema elimina una ridondanza essenziale per un altro sistema, che a sua volta sovraccarica ulteriori componenti, generando un effetto domino capace di attraversare interi settori economici.

A favorire tali dinamiche contribuiscono sia la crescente complessità delle infrastrutture cyber-fisiche sia la presenza di numerosi chokepoints. (“strozzature”) strategici. Questi possono essere geografici, come gli stretti di Hormuz, Suez e Malacca, oppure tecnologici, quando pochi operatori controllano una quota significativa delle piattaforme e dei servizi digitali fondamentali.

Come comprendere meglio il rischio sistemico

Le conclusioni dello studio risultano particolarmente attuali alla luce delle tensioni geopolitiche e delle difficoltà che interessano le catene globali di approvvigionamento. I modelli oggi utilizzati per valutare gli impatti delle interruzioni appaiono infatti inadeguati quando il livello di interdipendenza tra sistemi è molto elevato.

Per comprendere e gestire il rischio sistemico è quindi necessario adottare approcci più realistici, capaci di considerare gli effetti a cascata, le interazioni non lineari, le dipendenze tra settori differenti e la possibilità che i guasti si propaghino ben oltre i confini organizzativi, industriali e nazionali entro cui il rischio viene normalmente valutato.

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