La Commissione Europea ha risposto a Donald Trump, intenzionato ad introdurre nuovi dazi per proteggere le aziende tecnologiche statunitensi.
Dazi e Big Tech, così torna a salire la tensione tra l’UE e gli Usa. La Commissione Europea ha risposto infatti con fermezza alle nuove minacce di Donald Trump di imporre dazi ai Paesi europei. In particolare, a quelli che dovessero adottare norme fiscali e regolatorie nei confronti delle grandi aziende tecnologiche americane.
Il confronto è arrivato nel momento in cui Washington sono iniziati i colloqui tra rappresentanti dell’UE e dell’Amministrazione statunitense per cercare di rilanciare “il dialogo sulla cooperazione digitale“.
La delegazione europea – con a capo il Direttore Generale della DG Connect, Roberto Viola – è rimasta nella capitale americana fino a mercoledì. La Commissione ha definito tutti questi incontri come “un primo passo verso un possibile dialogo strutturato tra le due sponde dell’Atlantico“.
Le minacce di Donald Trump
Le nuove tensioni sono cominciate venerdì scorso dopo che Trump aveva rilanciato, attraverso i suoi profili sociali, la volontà di colpire i Paesi europei.
Nello stesso fine settimana, sottolinea POLITICO, anche il Dipartimento di Stato americano ha espresso critiche sulle recenti iniziative europee volte a rafforzare l’autonomia tecnologica regionale. Secondo Washington, infatti, sono tutte misure “protezionistiche“.
Il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha dichiarato: “La nostra posizione è molto chiara. L’UE e i suoi Paesi membri hanno il diritto sovrano di regolamentare qualsiasi attività economica svolta sul proprio territorio“.
Regnier ha inoltre avvertito che Bruxelles è pronta a reagire “rapidamente e con decisione” se Washington decidesse di adottare misure unilaterali contro quelle che l’UE considera “politiche pienamente legittime“.
Le preoccupazioni europee sono aumentate anche dopo la decisione degli Usa di allentare parzialmente le restrizioni all’esportazione degli ultimi modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Anthropic. Si è così riacceso il dibattito sulla dipendenza europea dalle tecnologie americane e sul potenziale rischio di un controllo strategico del Governo americano su strumenti nevralgici per la Sicurezza Nazionale.
Le prospettive statunitensi
Dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’Amministrazione americana ha intensificato le critiche alla normativa europea sul digitale. La principale accusa è quella di colpire in modo sproporzionato le aziende statunitensi.
Già a marzo, l’ambasciatore americano presso l’UE, Andrew Puzder, aveva sottolineato la volontà di Washington di inserire le regole europee sul digitale tra i temi centrali del confronto bilaterale. Nell’occasione, aveva sostenuto che molte imprese americane le ritengono eccessivamente onerose.
Nel frattempo, la Commissione Europea ha presentato un pacchetto di norme per favorire la crescita di tecnologie europee. E, allo stesso tempo, offrire ai Governi strumenti per limitare l’accesso delle aziende extraeuropee ai settori più sensibili del mercato pubblico.
Secondo il Dipartimento di Stato americano, tuttavia, le future norme europee sulla sovranità tecnologica rischiano di compromettere il partenariato transatlantico.
Washington richiama infatti l’accordo commerciale recentemente formalizzato, che prevede l’eliminazione delle barriere non tariffarie agli scambi. “La strada da seguire è quella della deregolamentazione e della collaborazione nei settori dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori“, ha spiegato un portavoce del Dipartimento di Stato.
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