L’intelligence canadese ha pubblicato il suo rapporto annuale, analizzando tre grandi operazioni di contrasto ai crimini online.
Non è usuale che un Governo spieghi spieghi pubblicamente le operazioni offensive nel cyberspazio, in contrasto al cybercrime, eppure questa è stata la scelta dell’intelligence del Canada. Per la prima volta, infatti, il Communications Security Establishment (CSE) – l’agenzia canadese per l’intelligence delle comunicazioni e la cybersicurezza – ha fornito uno sguardo più ampio su tali azioni.
Nel “Communications Security Establishment Canada Annual Report 2025-2026“, il CSE ha rivelato di aver condotto nel 2024 tre operazioni di hack back (cyberattacco offensivo) su autorizzazione dell’esecutivo.
Gli attacchi, si legge nel rapporto annuale – pubblicato la scorsa settimana – erano rivolti contro organizzazioni considerate una minaccia per la Sicurezza Nazionale. Si aggiunga, un’operazione difensiva per proteggere le istituzioni federali.
Nel mirino “trafficanti, estremisti e ransomware“
Una delle operazioni oggetto del rapporto ha preso di mira una rete di criminali informatici che agiva come facilitatori per la vendita di sostanze chimiche utilizzate per la produzione del fentanyl. Dopo aver raccolto informazioni di intelligence, il CSE ha colpito l’infrastruttura del gruppo, compromettendone la portata e riducendone la capacità operativa.
Un secondo intervento ha riguardato un’organizzazione estremista attiva all’estero che “diffondeva propaganda violenta e reclutava nuovi membri“, anche in Canada. Anche in questo caso il contrasto ha preceduto i potenziali interventi di repressione.
L’agenzia ha analizzato la struttura e le vulnerabilità del gruppo, conducendo un’operazione di carattere informativo, minando la credibilità e limitando la capacità di espandere la propaganda.
La terza operazione ha colpito una piattaforma di Ransomware-as-a-Service (RaaS). Piattaforma che i criminali usavano “per noleggiare infrastrutture cyber e lanciare attacchi ransomware contro organizzazioni nei settori sanitario, dei trasporti e delle imprese canadesi“. Il CSE ha affermato di aver reso inutilizzabile l’infrastruttura del gruppo e di aver cancellato gran parte dei dati presenti sui suoi server.
Il contrasto ai cyber criminali esterni
Oltre a queste grandi operazioni, l’agenzia canadese ha dichiarato di aver eseguito azioni tecniche di disturbo contro dieci tra le più importanti bande ransomware che prendevano di mira il Canada. L’esito è stato positivo, tanto da rendere inutilizzabili interi segmenti delle loro reti.

Il rapporto non ha comunque rivelato né l’identità dei gruppi coinvolti né i Paesi in cui operavano, mantenendo nel merito la massima segretezza.
Difesa anche contro il phishing
Nel corso dell’anno in esame, il CSE ha inoltre portato a termine un’operazione difensiva contro una campagna di phishing. I criminali avevano nel mirino le istituzioni federali e ad altre infrastrutture critiche canadesi. L’intervento delle autorità ha consentito di colpire l’infrastruttura utilizzata dagli attaccanti, riducendone la capacità di colpire nuovi obiettivi.
Le attività descritte, rimarcano gli esperti, confermano come le moderne agenzie di intelligence non si limitino più alla raccolta di informazioni. Svolgono infatti “un ruolo sempre più attivo nel contrasto alle minacce informatiche, attraverso operazioni offensive mirate contro criminali, gruppi estremisti e organizzazioni ransomware“.
Per approfondire
- Leggi il “Communications Security Establishment Canada Annual Report 2025-2026” in PDF.
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L'articolo Intelligence, come il Canada contrasta il cybercrime (anche con l’hack back). Il rapporto sembra essere il primo su CyberSecurity Italia.
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