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Usa, hacker criminali violano due siti dell’Esercito. Pubblicati messaggi pro-curdi e anti-Trump

Usa, hacker criminali violano due siti dell’Esercito. Pubblicati messaggi pro-curdi e anti-Trump

L’incidente è solo l’ultimo di una serie di attacchi informatici che negli ultimi mesi hanno colpito sistemi gestiti dal Governo federale statunitense.

Due siti web dell’Esercito Usa che rilanciano messaggi pro-curdi e anti-Trump. Non si tratta di un errore o di un’invenzione, bensì dell’ennesima violazione informatica che ha colpito un’infrastruttura gestita dal Governo federale.

Hacker criminali hanno infatti colpito l’infrastruttura di rete, alterando due portali delle Forze Armate, nello specifico quelli dell’Open Innovation Lab e dell’AI Integration Center. Si tratta di due “strutture dedicate alla sperimentazione e all’integrazione di tecnologie emergenti, tra cui l’AI“.

L’incidente, rimarcano gli esperti di cybersicurezza, “rappresenta l’ultimo di una serie di attacchi informatici che negli ultimi mesi hanno colpito sistemi del Governo federale statunitense“.

Messaggi ben visibili per gli utenti

I contenuti modificati. ha evidenziato CyberScoop nella sua analisi, comparivano “quando un utente tentava di accedere a una pagina inesistente all’interno dei due siti“.

Gli hacker avevano inserito messaggi che definivano Donald Trump un “ladro“. Altre scritte si riferivano a Tom Barrack, attuale ambasciatore statunitense in Turchia e contenevano lo slogan “Free Kurdistan“, a sostegno dell’indipendenza del Kurdistan.

US Army Website/CyberScoop Credits

Le pagine compromesse risultavano ancora accessibili fino allo scorso lunedì, salvo poi l’Esercito intervenire per il loro ripristino.

Ancora ignote le modalità dell’attacco

L’Esercito non ha ancora fornito delle spiegazioni ufficiali su come sullo sviluppo dell’operazione. Secondo le informazioni disponibili, sottolinea TechCrunch, “i siti interessati utilizzano WordPress insieme a diversi componenti aggiuntivi“. Questi ultimi possono rappresentare un punto d’ingresso per gli attaccanti se vulnerabili o non aggiornati.

Sono in corso indagini interne. Sempre più spesso comunque gruppi hacktivisti attaccano e modificano siti web governativi per diffondere messaggi politici o attirare l’attenzione su specifiche cause. In alcuni casi, tuttavia, gli attacchi assumono anche un carattere più distruttivo.

Per altro non è la prima volta che hacker criminali, presumibilmente stranieri, abbiano attaccato siti web dell’Esercito statunitense.

Già nel 2015, i responsabili militari furono costretti a disattivare temporaneamente diversi portali istituzionali, tra cui la homepage e il sito dello U.S. Strategic Command del Dipartimento della Difesa. In quel caso specifico era stato il gruppo Syrian Electronic Army a violarli e a modificarli con messaggi di propaganda.

L’attacco al sito del DHS

All’inizio del 2026, alcuni di questi gruppi avevano preso di mira il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Usa (DHS). In quel caso hanno pubblicato documenti relativi ai contratti utilizzati dalle autorità per l’immigrazione, tra cui l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), nelle operazioni di espulsione dei migranti.

Proprio questa settimana, il DHS ha inoltre confermato un’altra violazione informatica. “Alcuni cyber criminali sono riusciti a compromettere una piattaforma di condivisione di informazioni di intelligence utilizzata per lo scambio di dati tra autorità federali, statali e locali“.

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