Dopo il voto del Parlamento, ora dovrà esprimersi il Consiglio dell’Unione Europea, che avrà tre mesi per approvare le modifiche.
Il Parlamento Europeo ha adottato, con modifiche, il Chat Control 1.0 “una delle proposte legislative più controverse degli ultimi anni in materia di sicurezza online e tutela della privacy dell’UE“.
Il provvedimento sulla scansione preventiva dei contenuti digitali per individuare materiale pedopornografico dovrà passare adesso per il Consiglio dell’Unione Europea. Il quale, entro tre mesi, dovrà approvarlo o respingerlo.
Approvando comunque l’emendamento 30 (con 369 voti favorevoli), gli Eurodeputati hanno voluto limitare l’ambito di applicazione della legge. Hanno in particolare escluso le “comunicazioni alle quali è stata, è o sarà applicata la crittografia end-to-end”. Si tratta di tutti quei messaggi privati e crittografati scambiati tra utenti sulle piattaforme di messaggistica.
Più no che si ma nessuna maggioranza assoluta
Alla votazione, sottolinea POLITICO, si è arrivati in virtù della volontà del Partito Popolare Europeo. Lo scorso marzo il Parlamento aveva già respinto il provvedimento. Il PPE ha quindi promosso un ultimo tentativo di far ripartire l’iter legislativo attraverso una procedura parlamentare utilizzata molto raramente.
Per respingere la misura serviva una maggioranza assoluta pari a 361 Deputati. Al contrario, per l’approvazione bastava una maggioranza semplice.
Dopo un voto iniziale in cui una maggioranza semplice ha sostenuto il respingimento della posizione (314 a favore, 276 contrari, 17 astenuti) si è resa necessaria una seconda lettura. Con una maggioranza assoluta a favore del respingimento della posizione modificata del Parlamento UE (276 a favore, 286 contrari, 30 astenuti), la seconda lettura si è conclusa.
Si procederà ora a trasmettere il testo rivisto al Consiglio dell’Unione Europea – dunque ai Paesi – che ha tre mesi per approvare o respingere le modifiche. Qualora il Consiglio proponesse una versione diversa del testo, il provvedimento entrerebbe nella cosiddetta procedura di conciliazione. Uno strumento legislativo raramente utilizzato e previsto per trovare un compromesso tra Parlamento e Consiglio.

Il dibattito resta aperto
Il proseguimento dei negoziati lascerà nel frattempo le aziende tecnologiche prive di una base giuridica che consenta loro di effettuare volontariamente la scansione dei contenuti online. La precedente normativa temporanea, che autorizzava controlli relativi agli abusi sessuali sui minori, è infatti scaduta lo scorso aprile.
I sostenitori della proroga ritengono che mantenere in vigore una normativa transitoria sia essenziale per garantire la protezione dei minori online. Al contempo, le istituzioni europee lavorano a una soluzione legislativa permanente.
I critici, invece, sostengono che la misura fosse concepita esclusivamente come strumento temporaneo e che una sua estensione rischi di rallentare l’approvazione della normativa definitiva. Sollevate a più riprese, inoltre, delicate questioni sul bilanciamento tra sicurezza, tutela dei minori e diritto alla riservatezza delle comunicazioni digitali.
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