Dibattiti e interrogativi accompagnano i lavori del Parlamento Europeo.
In attesa di una terza votazione del Parlamento Europeo, politici e opinione pubblica dell’UE continuano ad interrogarsi sul Chat Control e sulle sue implicazioni.
Il veto della Germania e la pressione dei garanti europei della privacy avevano portato alla modifica di Chat Control 2.0, la proposta di Regolamento 2022/0155 (COD). Il Parlamento Europeo ha invece adottato, con modifiche, il Chat Control 1.0 “una delle proposte legislative più controverse degli ultimi anni in materia di sicurezza online e tutela della privacy dell’UE“.
Un sondaggio del Central European Digital Media Observatory (CEDMO), condotto tra gennaio e febbraio 2026 in nove Paesi europei ha contribuito a definire un quadro più completo sul tema.
Perché l’opinione pubblica europea divisa sul Chat Control 2.0
Un sondaggio del Central European Digital Media Observatory (CEDMO), condotto tra gennaio e febbraio 2026 in nove Paesi europei, ha confermato le divisioni tra i cittadini. Se una maggioranza ritiene che possa aumentare la sicurezza online, una parte significativa si dichiara “preoccupata” effetti negativi sulla privacy e sulla libertà di espressione.
Soltanto il 21,7% degli intervistati ha dichiarato di conoscere Chat Control 2.0 e appena il 21,6% ha spiegato di essere sufficientemente informato. Ai due livello del sondaggio, la consapevolezza è più alta in Germania e più bassa in Estonia.
I principali timori
Il 28,1% degli europei è preoccupato che la normativa possa limitare la libertà di espressione online. Inoltre, il 38,1% è preoccupato che i sistemi automatici possano classificare erroneamente contenuti legittimi. Le conseguenze possibili si rifletterebbero sulla comunicazione privata.
Al contempo, però, nonostante le preoccupazioni, secondo il 57,6% degli intervistati il Chat Control 2.0 renderà Internet più sicuro. Una quota simile (57,8%) afferma di fidarsi del fatto che le autorità europee utilizzeranno la normativa esclusivamente per proteggere i minori.
Possibili cambiamenti nelle abitudini digitali
L’eventuale approvazione del regolamento potrebbe riflettersi sul comportamento degli utenti, modificando le loro abitudini. In quest’ottica, il 38,4% del campione eviterebbe di conservare foto, file o conversazioni sensibili sui propri dispositivi.
Al contempo, il 52,8% ha dichiarato che già oggi evita applicazioni e dispositivi che tracciano le attività degli utenti. Il 21,3% degli intervistati sarebbe addirittura disposto a opporsi attivamente all’introduzione del regolamento, partecipando a forme di protesta.
La disponibilità a queste forme di contrasto attivo è particolarmente elevata in alcuni Paesi dell’Europa centrale.
Giovani più consapevoli ma meno attenti alla privacy
I giovani sembrano conosce meglio il dibattito su questo tema rispetto alla popolazione generale, ma mostrano.
Tuttavia hanno mostrato una minore fiducia nelle istituzioni europee, una minore attenzione alla tutela della propria privacy. Nonché, una minore propensione ad adottare misure preventive contro il tracciamento o a eliminare dati sensibili. Appaiono inoltre leggermente più inclini rispetto alla media a partecipare a eventuali proteste.
Nell’ottica di un quadro completo è emersa la necessità di trovare un equilibrio tra protezione dei minori e tutela dei diritti fondamentali. I risultati hanno suggerito anche “l’importanza di una comunicazione più trasparente sulle finalità e sul funzionamento del futuro regolamento europeo“.
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