La struttura dell’intelligence degli Usa va verso importanti cambiamenti logistici e conseguentemente operativi.
La National Security Agency (NSA), l’agenzia di intelligence del Dipartimento della Difesa Usa (istituita nel 1952) è pronta ad una ristrutturazione interna che il Washington Post ha definito “storica“. A pianificare il cambiamento è stato il Generale dell’Esercito Joshua Monroe Rudd, attuale vertice del Cyber Command, nonché Direttore della stessa NSA.
Il nuovo disegno organizzativo si sviluppo intorno a cinque unità, rispettivamente dedicate a “AI, alla Cina, alla sicurezza informatica, al warfighting e all’intelligence globale“. Si evidenzia, in particolare, come l’intelligenza artificiale – al centro del confronto tecnologico e militare con Pechino – non sia più considerata dalla Difesa statunitense soltanto come “uno strumento tecnico“.
Al contrario, questa assume una capacità trasversale collegata “a raccolta, analisi, difesa delle reti e competizione strategica, dentro una struttura più esplicita e orientata alle nuove minacce“.
Un cambiamento logistico
La guerra ibrida e le crescenti minacce cibernetiche, sottolinea sempre il Washington Post, hanno imposto una nuova visione delle operazioni. Una ridefinizione delle priorità e delle aree di competenza, più definite. Il tutto, per affrontare al meglio, dal punto di vista della Difesa Usa, le sfide della contemporaneità.
L’inserimento del cyber e del confronto con la Cina accanto al warfighting indicano inoltre una lettura precisa dell’AI. Questa diventa “infrastruttura di potere, capace di influenzare sia la protezione dei sistemi sia la preparazione di operazioni intelligence e Difesa“.

Le incognite
Ovviamente, come sempre, nei confronti di tutte le modifiche di tale portata non mancano i dubbi e le perplessità. Le “nuove” aree, secondo alcuni esperti, potrebbero infatti causare delle “sovrapposizioni tra missioni“. Potrebbero anche esserci problemi di coordinamento o tensioni nella gestione delle informazioni sensibili.
L’efficacia della riforma dipenderà da una serie di fattori, a cominciare dalle risorse, tanto quanto dalla sinergia delle catene decisionali. Sarà fondamentale la capacità di misurare risultati senza trasformare l’automazione in un sostituto del giudizio umano. In particolare, in quegli scenari dove un errore può produrre conseguenze operative o geopolitiche rilevanti anche internazionali.
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