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Come la Marina italiana intende svecchiare i propri sottomarini

Come la Marina italiana intende svecchiare i propri sottomarini

Con un piano di ammodernamento e manutenzione profonda, la Marina italiana punta a contrastare l’obsolescenza della flotta subacquea. L’obiettivo è garantire prontezza operativa e sicurezza in un dominio marittimo sempre più conteso.

La Marina italiana sta portando avanti un generale svecchiamento della propria flotta di sottomarini. In un mondo in cui il futuro della sicurezza delle nostre società è sempre più giocato sott’acqua, diventa infatti imprescindibile che anche le Marine sappiano tenere il passo con i rapidi cambiamenti in atto.

In questo contesto, il Ministero della Difesa ha trasmesso alle Commissioni competenti (3ª Affari esteri e difesa e 5ª Programmazione economica, bilancio del Senato della Repubblica, e IV Difesa e V Bilancio della Camera dei Deputati) la richiesta di un parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale per l’approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 16/2025, denominato “Mid Life Upgrade sottomarini U212 1a serie e prolungamento della vita operativa dei sottomarini Classe Sauro IV serie”.

Cos’è e quali sono gli obiettivi del programma?

Si tratta di un programma il cui scopo è perseguire da un lato l’ammodernamento di mezza vita (AMV) di due sottomarini di tipo U212A, dall’altro il prolungamento della vita operativa di due sottomarini Classe Sauro.

Nel dettaglio, le due Unità della Classe Todaro I serie sono entrate in servizio rispettivamente nel 2006 e nel 2007. All’epoca, esse rappresentavano un’avanguardia in termini di tecnologia e di capacità operative, mentre oggi iniziano a presentare diversi problemi di obsolescenza. A quasi venti anni di vita, è necessario un ammodernamento.

Per quanto riguarda gli altri due sottomarini della Classe Sauro IV serie, invece, essi sono stati varati nel 1991 e il 1995, e hanno già beneficiato di un primo ammodernamento tra il 2001 e il 2002, concentrato principalmente sui sistemi di combattimento. Tuttavia, gli impianti e gli apparati della piattaforma non sono ancora mai stati oggetto di interventi: con questa manutenzione si intende eliminare il crescente rischio di avarie che possono compromettere la prontezza dei mezzi.

Come è strutturato il programma?

Il programma avrà uno sviluppo pluriennale, con una conclusione prevista per il 2040. A tal fine sono stati stanziati 770 milioni di euro, suddivisi in due fasi operative:

  • La prima fase avrà un costo stimato di 361,58 milioni di euro. In questa parte avverranno gli interventi sui primi sommergibili per quanto concerne i sistemi di piattaforma e di combattimento, la risoluzione delle obsolescenze in corso e l’adeguamento ai nuovi standard nonché il relativo supporto logistico;
  • Alla seconda fase sono invece destinati 408,42 milioni di euro, nell’ambito della quale saranno effettuati i medesimi interventi sui restanti sommergibili.

Perché i sottomarini?

L’inizio della storia dei sommergibili in Italia si può collocare nel 1889, quando l’ingegnere Giacinto Pullino, Ispettore del Genio Navale, progettò e costruì presso l’Arsenale della Spezia la prima unità subacquea italiana, il “Delfino”. Un mezzo lungo appena 23 metri, ma portatore di importanti innovazioni, tra cui uno dei primi periscopi e la prima bussola giroscopica.

Nel corso dei decenni, la tecnologia ha fatto passi da gigante e le profondità dei mari sono diventate sempre più affollate e strategicamente rilevanti. Grazie all’elevata difficoltà di essere individuati da parte dei nemici, ancora oggi i sottomarini risultano essenziali per la protezione delle infrastrutture critiche subacquee e delle linee di comunicazione (SLOC), oltre a offrire garanzie di deterrenza.

Molteplici sono le Marine che stanno concentrandosi sullo svecchiamento e sul potenziamento delle proprie flotte subacquee per affrontare opportunamente le minacce degli abissi. Migliorare le capacità operative dei suddetti sottomarini con adeguate e confacenti soluzioni tecnologiche si rivela essere fondamentale per rispondere alle nuove esigenze della Difesa.

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