La sfida per Bruxelles sarà trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e il mantenimento della privacy.
L’Unione Europea vuole rafforzare l’Europol (l’Agenzia UE per la cooperazione nell’attività di contrasto) dotandola di nuovi strumenti per combattere i crimini nell’era dell’AI. Cresce al contempo però il timore che il rafforzamento dei poteri dell’agenzia europea possa trasformarsi in una nuova minaccia per la privacy dei cittadini.
La proposta di riforma, sottolinea POLITICO, prevede una trasformazione radicale dell’agenzia con sede all’Aia. Il budget potrebbe raddoppiare fino a 3 miliardi di euro per il periodo 2028-2034 nel bilancio UE. L’Europol, al contempo, otterrebbe maggiori capacità tecnologiche e accesso a una quantità più ampia di dati.
L’obiettivo è consentire agli investigatori di utilizzare l’AI per analizzare enormi quantità di informazioni, individuare collegamenti tra dati e supportare le forze di polizia nazionali nelle indagini in tempo reale.
Jürgen Ebner (Europol, Vice Direttore Esecutivo): “L’AI può aiutare gli investigatori a filtrare grandi quantità di prove digitali“
Jürgen Ebner, Vice Direttore Esecutivo dell’agenzia e prossimo Direttore (in attesa che il Parlamento Europeo formalizzi la nomina), ha affermato che oggi la lotta alla criminalità richiede di dotare le organizzazioni delle piene capacità offerte dall’AI.
Questa la sua analisi: “L’AI sta trasformando il modo in cui si commettono i reati in un’ampia gamma di attività criminali. Questa tecnologia rende le attività criminali più rapide, più sofisticate e più facili da realizzare su larga scala. È una sfida significativa per le Forze dell’Ordine“.
Ha infatti rimarcato come queste ultime risultino spesso frenate da numerosi vincoli e controlli giuridici quando cercano di utilizzare l’intelligenza artificiale.
Ebner ha comunque sottolineato che avere un accesso tempestivo alle prove elettroniche è fondamentale per sfruttare al meglio le potenzialità emergenti dell’AI. “Può aiutare gli investigatori a filtrare grandi quantità di prove digitali, collegare informazioni e individuare elementi utili alle indagini“, ha spiegato. “L’AI può agire come un moltiplicatore delle capacità di investigatori e analisti, consentendo loro di avere più tempo per interpretare le prove“.
La prospettiva di rafforzare l’Europol nasce anche da un cambiamento già in corso. L’intelligenza artificiale, come lo stesso Ebner ha evidenziato a più riprese, non è più soltanto una tecnologia emergente. È infatti un pilastro del cybercrime, in grado di rendere le attività illecite più rapide, sofisticate e facilmente scalabili.
Il dilemma europeo tra sicurezza e privacy
È proprio qui che emerge il nodo più delicato. Se i criminali e le organizzazioni terroristiche possono utilizzare liberamente le nuove tecnologie, le Forze dell’Ordine devono rispettare le norme europee sulla privacy, la protezione dei dati e i diritti fondamentali. L’espansione delle capacità di Europol comporterebbe inevitabilmente anche la gestione di volumi molto più grandi di informazioni personali e dati investigativi.
Per i sostenitori della riforma, questa evoluzione è necessaria per permettere alle Polizie di tenere il passo con criminali sempre più tecnologicamente avanzati. Per i rappresentanti delle associazioni per la privacy e le libertà individuali, al contrario, il rischio è che l’aumento delle capacità di raccolta e analisi dei dati non sia accompagnato da controlli altrettanto forti.
Il dibattito europeo si concentra quindi sull’interrogativo di quali possano essere i limiti nella tutela della privacy. La sfida per Bruxelles sarà trovare un equilibrio tra due esigenze apparentemente contrapposte. Da una parte, garantire alla Polizia strumenti abbastanza potenti per affrontare la criminalità dell’era dell’AI. Dall’altra, impedire che quegli stessi strumenti diventino una minaccia per la privacy dei cittadini.
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