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Asia, aumentano gli attacchi cyber in Giappone e Corea del Sud. Indagini continue sull’impiego dell’AI

Asia, aumentano gli attacchi cyber in Giappone e Corea del Sud. Indagini continue sull’impiego dell’AI

Oltre le specificità regionali e dei due Paesi, gli esperti hanno lanciato un monito: “L’AI rende gli attacchi più rapidi, economici e difficili da individuare“.

Aziende e istituzioni governative del Corea del Sud e della Giappone stanno accelerando il rafforzamento delle proprie difese informatiche dopo una nuova ondata di attacchi cyber. Si evidenzia, secondo gli esperti di cybersicurezza, come “l’AI stia riducendo le competenze tecniche necessarie per condurre operazioni criminali online“. Il tutto all’interno di un quadrante, quello asiatico, centrale per la finanza e l’economia globale.

Più velocità, meno rischi e competenze, massimizzazione della resa sono tutti fattori determinanti. Il risultato è un cybercrimine potenzialmente più veloce, meno costoso e più difficile da rilevare.

In tutti e due i Paesi continuano le indagini dopo gli attacchi che hanno colpito, in Corea del Sud, nove banche e due megachiese e in Giappone società del calibro di Daiwa Securities, SoftBank Corp e la catena di minimarket Lawson. Più che al singolo attacco in sé, comunque, l’attenzione è tutta sullo studio di come le nuove tecnologie consentono agli aggressori di automatizzare numerose attività. Dalla ricerca di vulnerabilità nei software, alla creazione di campagne di phishing.

Più complesso individuare comportamenti sospetti, prevenire e contrastare le intrusioni

Secondo la Reuters, che ha ripreso i dati di TrendAI, nei primi nove mesi dell’anno il Giappone ha registrato più incidenti informatici rispetto all’intero anno precedente. A settembre gli episodi sono saliti a 86, con un incremento di circa il 18% rispetto ad agosto e del 37% rispetto a luglio.

Giappone Hack Back

Questi numeri – in crescita – sono un indice del fatto che gli aggressori abbiano superato una soglia in termini di impegno, motivazione e capacità tecniche. L’intelligenza artificiale, inoltre, avrebbe in gran parte eliminato le barriere linguistiche e altri ostacoli che in passato rendevano più difficile per gli hacker stranieri colpire obiettivi in altri Paesi.

Dall’altro lato, l’AI non facilita soltanto le operazioni degli aggressori, ma rende anche più complesso il lavoro di chi deve individuare comportamenti sospetti, prevenire e contrastare le intrusioni.

Anche per Seoul, i dati governativi confermano il peggioramento del quadro. Nel primo semestre dell’anno il Paese ha registrato 1.236 incidenti informatici, il 20% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Mythos Corea Sud

Se i casi di attacchi ai server sono diminuiti, le segnalazioni di attacchi DDoS, che mirano a rendere indisponibili servizi e infrastrutture digitali, sono aumentate del 56,7%. Quelle relative agli attacchi ransomware, che bloccano o cifrano i dati per estorcere denaro alle vittime, sono cresciute del 76,8%.

Tokyo e Seul rafforzano le misure di sicurezza

Le autorità di Tokyo e Seoul hanno ovviamente cominciato a tutelarsi. In Corea del Sud, la Commissione per i servizi finanziari ha definito degli obblighi precisi per “le associazioni del settore finanziario, le autorità di vigilanza e i dirigenti delle organizzazioni coinvolte“. Su tutti, quello “di completare un’autovalutazione della sicurezza informatica articolata in 12 punti“.

In Giappone, il ministro per la Trasformazione digitale, Toshiharu Furukawa, ha convocato giovedì scorso una riunione con ministeri e agenzie governative in seguito ai recenti attacchi. L’Ufficio nazionale per la cybersicurezza intende inoltre diffondere avvisi rivolti alle imprese. Le prossime settimane saranno allora fondamentali.

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