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Brasile, oltre l’AI e gli algoritmi perché quella di Lula è stata “una vittoria cyber”

Brasile, oltre l’AI e gli algoritmi perché quella di Lula è stata “una vittoria cyber”

“La campagna di Lula si è incanalata e diramata in migliaia di micro-comunità cyber autogestite direttamente dai sostenitori contro i bot e la disinformazione dello sfidante“, spiega a Cybersecurity Italia il giornalista economico Luciano Cerasa.

“Una vittoria cyber“, così si potrebbe definire il successo di Luiz Inácio Lula da Silva nel secondo turno delle ultime elezioni generali in Brasile, contro Flávio Bolsonaro. Il candidato uscente ha ottenuto la riconferma per un quarto mandato non consecutivo – con il 51,79% dei voti – a discapito dello sfidante (48,21%), che pure al primo turno aveva vinto 47,03% a 45,16%. L’affluenza complessiva del secondo turno è stata dell’80,78%.

Il recupero “incredibile” – a detta della quasi totalità degli osservatori – del rappresentante del Partito dei Lavoratori non è stato dovuto soltanto all’aumento dell’affluenza. Anzi, è stata fondamentale la capacità di mobilitare gli elettori – e in particolare la base elettorale nel nordest del Paese – sfruttando i social. “Solo” in quest’area del Brasile, grazie alla continua condivisione di temi socio-economici, il consenso per il candidato socialità è salito da 50 al 70%.

Del resto, al netto di una strumentazione classica della comunicazione politica sul territorio, l’avvicinamento alle votazioni e le campagne elettorali si sono giocate anche, se non soprattutto, su Internet. L’AI è stata grande protagonista nei comizi e nella presentazione dei programmi, con tutti i rischi del caso.

Avatar, AI e disinformazione

Già un anno fa l’Agência Brasileira de Inteligência (ABIN) nel suo rapporto “Desafios de Inteligência – Edição 2026” (“Sfide dell’intelligence – Edizione 2026”) aveva lanciato un allarme sulle elezioni. Il rischio era che “estremismo politico, disinformazione, uso maligno dell’AI e potere delle Big Tech“ potessero condizionare il processo elettorale in sé.

L’ex Presidente brasiliano Jair Bolsonaro, in carica dal 2019 al 2023 e attualmente agli arresti, aveva sfruttato proprio l’AI per sostenere direttamente suo figlio Flavio. Il candidato della destra nazional-conservatrice. Era infatti apparso pubblicamente in video durante il lancio della campagna presidenziale. O meglio non era in realtà proprio lui, bensì un avatar generato con l’AI.

E l’avatar, presentato apertamente come una creazione dell’AI, aveva pronunciato un discorso ai sostenitori presenti: “Nessuna prigione potrà mettere a tacere il sentimento di speranza che abbiamo risvegliato. Per questo vi chiedo di accogliere a braccia aperte la persona che ho scelto per sostituirmi“.

Brasile

“L’offensiva digitale contro la rielezione di Lula“, spiega a Cybersecurity Italia il giornalista economico – esperto di Sud America – Luciano Cerasa, già Caporedattore centrale del Tg La7 e Direttore di Fiscoequo.it, “è puntualmente arrivata da X e da Meta“. Sia Elon Musk, che Mark Zuckerberg erano infatti grandi sostenitori di Bolsonaro. “Milioni di brasiliani sono stati così oggetto di profilazione perché ancora indecisi“.

Grazie ad un algoritmo che ha individuato l’obiettivo, sottolinea ancora Cerasa, “la popolazione prescelta è divenuta il bersaglio di migliaia di Bot e profili social falsi. Tutti agenti su input di meccanismi automatici“. A loro, “il compito di riempire le bacheche di notizie false e attacchi emotivamente coinvolgenti, fatti per arrivare alla pancia degli elettori“.

“Una vera e propria guerriglia digitale“

Dall’altra parte, dunque, è servito lavorare sullo stesso campo. “Il gruppo di lavoro di Lula“, ha aggiunto Cerasa “ha compreso un aspetto fondamentale“. Ossia, che “per disorientare e battere l’algoritmo serviva moltiplicare i centri operativi dai quali partivano i messaggi alla popolazione“.

“Una vera e propria guerriglia digitale”, secondo Cerasa, “ingaggiata su X, Facebook, Instagram, WhatsApp e Telegram. La campagna di Lula si è così incanalata e diramata in migliaia di micro-comunità cyber, autogestite direttamente dai sostenitori. Su di loro, così, era difficile concentrare le shit storm dei bot“. Le stesse, erano poi in grado “di ribattere alle fake news in tempo reale, bypassando i filtri e i boicottaggi delle grandi piattaforme contro le pagine ufficiali“.

L’importanza di WhatsApp

Su tutti, però, lo strumento decisivo è stato il canale WhatsApp “Exército do Lula”, trasformato in una sorta di quartier generale digitale della campagna. Dopo il primo turno contava circa 50mila iscritti. Alla vigilia del ballottaggio aveva superato quota 10 milioni.

Da lì André Janones, 42 anni, Deputato federale eletto nel Minas Gerais con Rede Sustentabilidade (REDE), gestore del canale distribuiva indicazioni e “missioni” ai sostenitori. L’obiettivo era quello di amplificare contenuti e temi della campagna sulle diverse piattaforme, cercando la loro massima diffusione.

Da non sottovalutare, inoltre, l’impiego di TikTok e Reels. Due canali impiegati per divulgare un linguaggio rivisto, “pop“, che potesse avvicinarsi ai più giovani, intercettando le istanze delle favelas.

Non è casuale, dunque se durante i festeggiamenti Lula – oltre a ringraziare pubblicamente Janones – ha annunciato che la comunicazione digitale avrà uno spazio molto maggiore nel suo quarto mandato.

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