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Salt Typhoon, violata la posta elettronica di alcuni membri del Congresso Usa

Salt Typhoon, violata la posta elettronica di alcuni membri del Congresso Usa

La Reuters: “Il portavoce dell’Ambasciata cinese, Liu Pengyu, ha condannato quelle che ha definito ‘speculazioni e accuse infondate’, mentre l’FBI ha rifiutato di commentare“.

Salt Typhoon ha avuto accesso ai sistemi di posta elettronica di alcuni membri dello staff della Commissione Usa sulla Cina del Congresso. E insieme, a quella di assistenti di Commissioni che si occupano di affari esteri, intelligence e Forze Armate“.

L’ha riportato il Financial Times, aggiungendo che non è chiaro “se gli aggressori siano riusciti ad accedere alle email dei parlamentari durante le intrusioni, individuate nel mese di dicembre“. All’orizzonte, dunque, un possibile nuovo capitolo nel confronto sul cyberspionaggio tra Pechino e Washington.

Secondo la Reuters, “il portavoce dell’Ambasciata cinese, Liu Pengyu, ha condannato quelle che ha definito speculazioni e accuse infondate”. L’FBI, invece, “ha rifiutato di commentare“. Allo stesso modo, anche la Casa Bianca e gli uffici di riferimento non hanno fornito una loro versione sui fatti.

Gli obiettivi?

Da tempo, per la Reuters, “i legislatori e i loro collaboratori, in particolare quelli che supervisionano le vaste agenzie militari e di intelligence americane, sono tra i principali obiettivi dello spionaggio informatico“. Periodicamente, “emergono notizie di attacchi hacker criminali o tentativi di intrusione“.

Le principali attenzioni sono ovviamente tutte per la Cina, in relazione ai legami che ci sarebbero proprio tra Salt Typhoon e i vari apparati di Pechino.

Anche per questo, ha aggiunto Il Sole 24 Ore, “all’inizio del 2025 gli Usa hanno imposto sanzioni al presunto hacker criminale Yin Kecheng. E con lui, anche contro la società di sicurezza informatica Sichuan Juxinhe Network Technology“. Per entrambi, l’accusa era proprio quella “di essere coinvolti in Salt Typhoon“.

Salt Typhoon, un rischio per le Telco nazionali Usa

La CISA e l’FBI avevano nel 2024 rivelato con una nota congiunta le attività di un gruppo di hacker criminali. Quest’ultimo aveva violato le reti di “diverse società di telecomunicazioni” americane (tra cui i sistemi di AT&T e Verizon) “per mesi o più”.

Sempre dalle loro indagini è emerso un possibile legame tra Salt Typhoon e il Governo cinese. Da qui la sua particolare attenzione per carpire le comunicazioni sensibili. Non solo. Sembrerebbe infatti che siano state esfiltrate “informazioni oggetto di richieste da parte delle forze dell’ordine statunitensi in base a ordini di tribunale”.

L’attività malevola si sarebbe protratta per quasi un anno. Si passava così dal “furto dei dati delle chiamate dei clienti” alla “compromissione delle comunicazioni private di un numero circoscritto di individui”.

L’insieme di queste operazioni su vasta scala avrebbe consentito al Governo cinese di “geolocalizzare milioni di individui” e “registrare telefonate a piacimento”. Pechino, ovviamente, ha smentito ogni eventuale responsabilità nel merito.

Secondo il senatore Ben Ray Lujan, Democratico del New Mexico, le presunte ingerenze cyber cinesi rappresentano “il più grande attacco hacker alle telecomunicazioni nella storia della nostra nazione“.

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