Durante le perquisizioni sono stati sequestrati oltre 66mila euro in contanti, dispositivi mobili ed elettronici utilizzati per l’attività criminale, cinque veicoli. Si è inoltre proceduto a bloccare i conti bancari per quasi 120mila euro.
“Agenti della Polizia Nazionale, con la collaborazione della Polizia tedesca dello Stato della Baviera e il sostegno di EUROPOL, hanno smantellato in Spagna una rete criminale“. La rete era “presumibilmente dedita alla frode informatica e collegata all’organizzazione criminale Black Axe“. Così la Polizia spagnola ha comunicato l’esito positivo dell’operazione.
Le indagini hanno portato all’arresto di 34 persone, “tra cui i vertici dell’organizzazione con sede a Siviglia, Malaga e Barcellona. Nei loro confronti è stata disposta la custodia cautelare. Operavano principalmente attraverso la truffa nota come man in the middle“.
Per loro, le accuse sono quelle di “appartenenza a un’organizzazione criminale, truffa, riciclaggio di denaro e traffico illecito di veicoli“. Tanto che “durante le perquisizioni sono stati sequestrati oltre 66mila euro in contanti, dispositivi mobili ed elettronici utilizzati per l’attività criminale, cinque veicoli. Si è inoltre proceduto a bloccare i conti bancari per quasi 120mila euro“.
“Gli agenti“, si legge nella nota della Polizia iberica, “hanno dimostrato che l’organizzazione criminale, con oltre 15 anni di attività comprovata, sarebbe coinvolta in una frode per un totale di 5.937.589,70 euro“. Di questi, “3.211.297,89 nell’ambito di questa operazione“. L’indagine rimane aperta e “non si escludono nuovi arresti”.
La complessità delle indagini
L’inizio delle indagini, ha spiegato la Polizia di Madrid, è avvenuto nel settembre 2023, in seguito alla scoperta dell’attività illecita dell’organizzazione.
“Le indagini degli agenti hanno permesso di scoprire che la dirigenza dell’organizzazione era composta da individui di origine nigeriana“. Tutti, “presumibilmente aventi rapporti con l’organizzazione criminale transnazionale nota come Black AXE, da dove dirigevano e coordinavano le attività illecite in diversi paesi europei“.
Sempre secondo gli agenti spagnoli, “si trattava di una struttura criminale perfettamente gerarchizzata, con diverse funzioni differenziate“. Tra queste, si sono configurate “il reclutamento di corrieri informatici, la raccolta di denaro, il riciclaggio di capitali e la creazione di società di copertura“. Immancabile era il ricorso a “minacce e intimidazioni durante le attività di riscossione“.
Come funziona “man in the middle“?
L’organizzazione era specializzata nella modalità di frode nota come “man in the middle” (MITM). Si tratta di una tecnica cyber criminale mediante la quale “i criminali si intromettono nelle comunicazioni legittime per intercettare, modificare o reindirizzare informazioni e pagamenti senza che le vittime se ne accorgano“.
La tipologia più comune rilevata è stata il Business Email Compromise (BEC), con la compromissione o la sostituzione di account di posta elettronica aziendali. In questo caso l’intercettazione fa perno sulle “comunicazioni reali tra aziende per modificare dati bancari e deviare pagamenti di importo elevato verso conti controllati dall’organizzazione“.
Il sistema spagnolo
Per nascondere le tracce del denaro ed evitare l’individuazione da parte della Polizia, “l’organizzazione criminale utilizzava una vasta rete di corrieri informatici e prestanome, distribuiti in tutta Europa“. Ciascuno di loro si occupava di ricevere, trasferire e prelevare i fondi provenienti dalle truffe.
Inoltre, gli agenti hanno constatato l’utilizzo di meccanismi fraudolenti per la sospensione dei processi pendenti. Per diversi membri dell’organizzazione sarebbe così stato possibile “eludere le conseguenze giuridiche della loro attività criminale“.
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