I campi di battaglia moderni sono profondamente diversi da quelli che il mondo conosceva soltanto fino a qualche decennio fa. Oggi, un attacco non inizia necessariamente con un’esplosione, ma con una stringa di codice malevolo che paralizza una rete elettrica, o con il disturbo di un segnale satellitare che acceca una nave in navigazione.
Questa è la realtà delle operazioni multidominio, la nuova, complessa dimensione strategica in cui le Forze Armate italiane si stanno trasformando per garantire la sicurezza nazionale. L’approccio multidominio si fonda su un principio tanto semplice da enunciare quanto complesso da attuare: la capacità di agire in modo coordinato, sincronizzato e simultaneo attraverso i cinque domini operativi: terra, mare, aria, spazio e cyber.
Questi non sono più considerati ambiti separati e verticali, ma un unico teatro, fluido e interconnesso, di operazioni in cui ogni aereo, vascello, soldato e computer sono una parte integrante. L’obiettivo non è la superiorità in un singolo dominio, ma la capacità di orchestrare effetti convergenti da ognuno di questi, per raggiungere un obiettivo strategico.
In questo nuovo paradigma, la dimensione cibernetica non è una semplice aggiunta, ma è diventata il sistema nervoso centrale dell’intera architettura della Difesa. Le azioni nel cyberspazio sono un fattore abilitante e un moltiplicatore di forza per le operazioni tradizionali. Pensando alla Marina Militare, la sicurezza di una fregata non dipende solo dai suoi sistemi di difesa missilistica, ma anche dalla resilienza delle sue reti informatiche a un attacco hacker e lo stesso vale per un aereo militare, i cui sensori e sistemi di comunicazione dipendono dai dati provenienti dai satelliti e sono vulnerabili alla guerra elettronica (EW).
La convergenza tra il dominio cibernetico e la Guerra Elettronica
Questo legame è particolarmente evidente nella convergenza tra il dominio cibernetico e la Guerra Elettronica (EW). I due campi, un tempo distinti, oggi sono profondamente sovrapposti. Un’operazione di EW, come il jamming (disturbo) o lo spoofing (falsificazione) dei segnali GPS, può essere l’effetto visibile di un attacco cyber iniziato molto prima all’interno della rete nemica per prenderne il controllo.
Allo stesso modo, un attacco cibernetico può essere sferrato sfruttando le vulnerabilità dello spettro elettromagnetico per inserirsi in una comunicazione. Questa fusione richiede una capacità integrata di controllo dello spettro (Spectrum Management), dove la superiorità informativa si ottiene dominando non solo i cavi e i server, ma anche le frequenze radio e i segnali che connettono ogni sensore e ogni piattaforma.
Come affrontare la sfida
Per affrontare questa sfida, la Difesa italiana ha sviluppato strutture interforze di altissima specializzazione il cui fulcro è il Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), che ha il compito di pianificare e dirigere le operazioni in tutti i domini. Sotto di esso operano comandi specializzati come il Comando per le Operazioni in Rete (COR), responsabile della sicurezza e della condotta di operazioni nel cyberspazio. Le sue attività includono:
- Operazioni Cibernetiche Difensive (DCO): Per proteggere le reti militari e le infrastrutture critiche nazionali da intrusioni e sabotaggi.
- Operazioni Cibernetiche Offensive (OCO): Per proiettare effetti nel cyberspazio avversario, degradandone le capacità di comando e controllo.
- Computer Network Exploitation (CNE): Per attività di intelligence e raccolta informativa dalle reti nemiche.
Accanto al COR, il Comando delle Operazioni Spaziali (COS) gestisce il dominio extra-atmosferico, cruciale per le comunicazioni, la navigazione (GPS) e l’osservazione (con sistemi satellitari come COSMO-SkyMed). Sono tutte risorse indispensabili per Esercito, Marina e Aeronautica.
Il tema culturale
La sfida più grande, tuttavia, rimane quella culturale. Non basta possedere la tecnologia, ma è necessario sviluppare una vera mentalità multidominio su tutti i livelli. Questo richiede un’integrazione profonda nella formazione e nell’addestramento. Esercitazioni complesse come la “Joint Stars” hanno proprio questo scopo: a far operare insieme personale e mezzi di tutte le Forze Armate, simulando scenari realistici in cui un’unità dell’Esercito sul terreno viene supportata in tempo reale dal fuoco navale, dalla copertura aerea e da operazioni cyber e spaziali.
Questo, permette di sviluppare non solo le canoniche capacità operative tipiche di un conflitto ‘’convenzionale’’, ma anche quelle relative all’integrazione a tutto tondo con la sfera cyber. Sfera, che comanda i sistemi sempre più avanzati che vengono messi in campo.
In generale, la trasformazione multidominio è un processo irreversibile. La sicurezza e l’efficacia dello strumento militare dipendono dalla sua capacità di dominare non solo i campi di battaglia tradizionali, ma anche quelli invisibili e immateriali dello spettro elettromagnetico e del cyberspazio.
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