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Data intelligence, Palantir aiuta l’ICE a rintracciare i migranti

Data intelligence, Palantir aiuta l’ICE a rintracciare i migranti

Negli Usa, le Big Tech sono sempre più soggette all’esecutivo di Donald Trump e la Silicon Valley è sempre più divisa al suo interno.

Negli Usa l’ICE ha stretto una sinergia con Palantir, per impiegare la sua app Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement (ELITE). Secondo la Repubblica, si tratta di “un’arma inedita nelle mani della Polizia federale, per scovare casa per casa gli immigrati irregolari“.

Sfruttando i dati sanitari del Dipartimento della Salute,il software consente di creare mappe con potenziali bersagli per l’espulsione di queste persone“. Istituita nel 2003, la United States Immigration and Customs Enforcement (ICE) è l’agenzia federale che opera per il controllo delle dogane e dell’immigrazione.

Mai come oggi, però, l’agenzia è sotto la lente d’ingrandimento delle organizzazioni per i diritti umani e la sinergia con Palantir ha acuito questo clima. Gli interrogativi nei confronti dell’Amministrazione Trump non sono più ‘solo’ tra la popolazione, ma anche tra le grandi aziende tecnologiche. Un cambiamento netto, quasi epocale. “Realpolitik tecnologica” per alcuni, affermate convinzioni per altri.

Una lettera aperta

In effetti, la Silicon Valley ha appoggiato Trump fin dagli inizi. Allo stesso modo, le altre Big Tech (da Meta ad Amazon) non hanno mai fatto mancare la loro vicinanza. Da qualche settimana, però, la situazione sta mutando e i fatti di Minneapolis rischiano di essere un punto di svolta. La reazione, dunque, non è rimasta confinata alla politica, visto alcuni precedenti.

Secondo la Stampa, infatti, “oltre 450 dipendenti di aziende come Google, Meta, Salesforce e OpenAI hanno firmato una lettera aperta“.

Oggetto della lettera, la richiesta, nei confronti dei loro vertici “di fare pressione sulla Casa Bianca per il ritiro dell’ICE dalle città, la cancellazione dei contratti e una presa di posizione pubblica contro la violenza“. Questo il loro appello: “La brutalità ha tolto credibilità all’idea che si tratti di semplice enforcement“.

Le posizioni di Apple e OpenAI

Tra tutte le aziende del settore, due si sono esposte direttamente. “ll primo tra i grandi manager dei colossi tecnologici a chiedere di fermare le violenze a Minneapolis“, scrive sempre la Repubblica, “è stato Tim Cook, capo di Apple“. Cook si è detto “addolorato” per le morti causate dalla Polizia e ha chiesto “una de-escalation al Presidente degli Usa, Donald Trump“.

Sam Altman, al vertice di OpenAI, ha parlato ai dipendenti sottolineando la “grande differenza tra l’espulsione di criminali violenti e ciò che sta accadendo“. Inoltre, ha auspicato “indagini indipendenti“. Sulla stessa linea il fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman.

La linea di Meta

Meta (che possiede Facebook, Instagram e Whatsapp) invece ha oscurato – secondo alcuni volutamente – i contenuti relativi all’ICE e ai fatti di Minneapolis. Tra questi, era presente anche “una lista di nomi pubblica di agenti federali che hanno preso parte alle operazioni di Polizia“. Anche diversi dipendenti hanno sottolineato questo aspetto.

In ogni caso, una volta di più, la situazione degli Usa sta evidenziando come le sinergie commerciali siano un pilastro per la stabilità di un Paese, visto il ruolo che hanno le aziende tecnologiche.

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