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Giustizia e software spia, Siracusano (Sott. di Stato ai rapporti con il Parlamento) risponde a Report: “Non esiste alcun grande fratello digitale”

Giustizia e software spia, Siracusano (Sott. di Stato ai rapporti con il Parlamento) risponde a Report: “Non esiste alcun grande fratello digitale”

Matilde Siracusano, Sottosegretario di Stato ai rapporti con il Parlamento, ha respinto le accuse sull’impiego illecito del software di Microsoft Ecm/Sccm, caso sollevato da Report.

Le notizie di Report, in merito a presunte intrusioni nei dispositivi informatici dei magistrati, sono surreali e appaiono finalizzate unicamente a suscitare allarme sociale per orientare maldestramente l’opinione pubblica“, ha dichiarato Matilde Siracusano, Sottosegretario di Stato ai rapporti con il Parlamento, intervenuta ieri in Commissione Giustizia alla Camera per rispondere alle interrogazioni.

In particolare, Siracusano ha risposto a due interrogazioni sul presunto impiego illecito del software di Microsoft Ecm/Sccm, per la gestione centralizzata dei computer dell’Amministrazione giudiziaria. Il caso, sollevato da Report nella sua ultima puntata, avrebbe visto l’impiego del software per spiare i magistrati. Siracusano, tuttavia, ha respinto fermamente qualsiasi implicazione nel merito.

In questi termini: “Non esiste dunque alcun grande fratello digitale, né ipotesi di videosorveglianza occulta. Al contrario, il sistema risponde alla finalità di garantire un supporto tecnico idoneo a tutelare gli stessi utenti, assicurando efficienza e sicurezza dell’infrastruttura informatica“.

Il caso

La gestione centralizzata dei dispositivi dell’Amministrazione giudiziaria aveva destato non poche perplessità. “Sui circa 40mila computer dell’Amministrazione giustizia è installato un programma informatico che può permettere di videosorvegliare i magistrati” aveva scritto Sigfrido Ranucci su Facebook, presentando l’inchiesta.

Dal 2019“, si legge nel post di Ranucci, “i tecnici del Dipartimento tecnologico del Ministero della Giustizia hanno installato il software su tutti i dispositivi presenti nelle Procure, Tribunali, uffici giudiziari d’Italia“.

Ecm può offrire la possibilità di accessi da remoto anche senza lasciare tracce. “Il controllo da remoto è disattivato nelle impostazioni di default previste dal Ministero“. Tuttavia, “qualsiasi tecnico con permesso di amministratore può attivarlo all’insaputa dei magistrati, senza lasciare traccia di eventuali passaggi“. All’orizzonte, dunque, potrebbe esserci un vasto e complesso caso di spionaggio informatico.

Ecm non consente in alcun modo la sorveglianza dell’attività dei magistrati

La maggioranza di Governo ha contrastato decisamente queste ipotesi. Sempre in Commissione, in risposta all’interrogazione 5-04940 Gianassi e altri, Siracusano ha analizzato il funzionamento del sistema.

Queste le sue parole nel merito: “L’Ecm è un sistema di gestione e messa in sicurezza dei server e delle postazioni di lavoro dell’Amministrazione giudiziaria. Operativo dal 2019, è ben noto ai Ministri delle passate legislature. È uno strumento volto alla standardizzazione, all’aggiornamento e alla protezione di una rete informatica estremamente estesa, composta da decine di migliaia di dispositivi“.

Poi, ha ribadito: “Non consente in alcun modo la sorveglianza dell’attività dei magistrati. Né permette la lettura di contenuti, la registrazione dei tasti digitati, l’acquisizione dello schermo o l’attivazione di microfoni o videocamere. Le funzionalità di controllo remoto non risultano attive né lo sono mai state. La loro eventuale attivazione richiederebbe la consapevolezza dell’utente e il suo esplicito consenso“.

Nessuna criticità sollevata prima d’ora

Nel rispondere alla successiva interpellanza, la 5-04941 Cafiero De Raho e altri, il Sottosegretario è tornato sul processo di installazione del software. “L’acquisto di Ecm è del 2017. La sua implementazione del 2019, con l’allora Ministro Bonafede“, ha sottolineato Siracusano.

Sulla sicurezza del software e sulle sue caratteristiche tecniche, l’Onorevole Bonafede ha fornito oggi rassicurazioni. Rassicurazioni, sull’affidabilità dello strumento e la sua idoneità a garantire la protezione dei dati e delle infrastrutture dell’Amministrazione giudiziaria“.

Non risulta“, ha aggiunto Siracusano, “che tra il 2017 e oggi – periodo nel quale si sono avvicendati ben quattro Governi (Gentiloni, Conte I, Conte II e Draghi), tre Ministri della giustizia (Orlando, Bonafede e Cartabia) e quattro Capi di Gabinetto (Melillo, Cesqui, Baldi, Piccirillo) – siano mai state sollevate criticità analoghe. Oppure che si siano espresse riserve sulla sicurezza o sull’adeguatezza del sistema“.

E ancora: “Tanto più che gli ex Ministri Orlando, Bonafede e Cartabia hanno mantenuto per l’intera durata del loro mandato la competenza sugli atti della Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati“.

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